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Tra Fini e Napolitano ormai è "sodalizio"

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La giornata di ieri ha ancora di più suggellato l'asse tra i due a difesa delle istituzioni contro le sortite di Berlusconi. Lo scontro stavolta è sulla possibilità del governo di decretare d'urgenza. Fini, sebbene non si tratti di materia di diretta competenza del presidente della Camera, si schiera con Napolitano. Entrando nel merito. Spiega infatti in una nota: «Desta forte preoccupazione che il Consiglio dei ministri non abbia accolto l'invito del capo dello Stato, ampiamente motivato sotto il profilo costituzionale e giuridico, ad "evitare un contrasto formale in materia di decretazione d'urgenza"». Poche parole ma che servono a suggellare il rapporto tra la prima e la terza carica dello Stato. Non è un caso visto che Napolitano ha seduto quindici anni prima sulla stessa poltrona su cui si accomoda Fini oggi. E non è un caso neppure che chi abbia occupato quello scranno poi sia salito al Colle. Successe con Leone, con Pertini, con Scalfaro. Il feeling tra i due diventa evidente quest'estate. Durante il suo intervento all'ultima assemblea nazionale di An (è l'11 maggio scorso) Fini disse: «Il discorso fatto da Napolitano dando dignità a tutte le vittime del terrorismo, senza alcuna distinzione, merita di essere scolpito negli annali della storia della Repubblica». Ma quello fu solamente l'inizio di un idillio tra i due. Sul finire di giugno Fini si augurò che le indicazioni di Napolitano per evitare l'ingorgo dei lavori in Parlamento trovasse riscontro. Qualche giorno dopo l'inquilino del Quirinale accoglie Fini per trovare una soluzione al problema giustizia. Soluzione che lo stesso si impegna a comunicare al premier dicendogli apertamente che sta sbagliando. Un'intesa che continua su tantissimi altre tematiche. Dal trattato di Lisbona all'emergenza immigrazione del 25 luglio passando per la bacchetta al governo ricordandogli di ricorrere alla fiducia solo in casi eccezionali. Senza considerare il gesto, decisamente inconsueto per un presidente della Repubblica, avvenuto a fine luglio quando dopo un incontro tra Fini e D'Alema, Napolitano commentò: «È un fatto positivo». Ancora più significativo è l'apprezzamento che Fini dimostrò a Napolitano riguardo alla Primavera di Praga in occasione, lo scorso ottobre, del quarantesimo anniversario. E se Bertinotti alle celebrazioni accusò: «Rispetto a quel mondo la sinistra avrebbe potuto fare di più», Fini sostenne: «Fu proprio allora che vennero gettate le basi per una svolta storica della sinistra italiana. Il Pci assunse una posizione assai critica nei confronti dell'Urss». Di qui un ulteriore omaggio al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, presente in sala, definito «tra i più lucidi protagonisti» di quella svolta». Ora la battaglia si è spostata su Eluana. Fini è sceso nel merito della questione, a differenza del presidente dell'altro ramo del Parlamento, Renato Schifani, che ha glissato sullo scontro Palazzo Chigi-Quirinale limitandosi a offrire corsia preferenziale al disegno di legge sulla fine vita. E infatti nessuno si sogna di chiamare il presidente del Senato l'«uomo del Colle».

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