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La sinistra ha la soluzione Tutti in piazza a urlare

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Mentre la crisi finanziaria sta mettendo a tappeto l'economia mondiale, Comunisti italiani, Rifondazione Comunista, Sinistra Democratica e Verdi hanno deciso di far scendere in piazza le loro truppe. Bandiere rosse con falce e martello, pugni chiusi agitati in aria, «Bella ciao» e «Bandiera rossa» cantate a squarciagola, l'obiettivo era soprattutto dimostrare di esserci e urlare al mondo intero che il monopolio dell'opposizione non può appartenere ad un Di Pietro qualsiasi («L'opposizione è nelle nostre mani» lo slogan). Alla fine, nonostante il solito balletto di cifre - 300.000 manifestanti per gli organizzatori, 20.000 per la Questura -, il messaggio è stato lanciato. Anche se, più che un corteo da cui far nascere qualcosa, è sembrato un remake di un film già visto. La più classica delle parate antiberlusconiane. Fausto Bertinotti, che ha voluto esserci nonostante il rischio contestazioni (che alla fine arrivano puntuali), lo dice a modo suo: «È importante questa manifestazione perché serve a ridare voce alla sinistra. Ma in questo momento noi siamo solo testimoni, invece per essere protagonisti bisogna colmare il vuoto drammatico che c'è nella sinistra europea davanti alla crisi finanziaria». Un obiettivo piuttosto ambizioso visto l'ordine sparso in cui i leader dell'ormai ex Sinistra l'Arcobaleno si presentano al corteo. Oliviero Diliberto si dirige verso la testa quando si accorge che c'è Grazia Francescato. La portavoce dei Verdi, in queste settimane, si è dimostrata piuttosto tiepida nei confronti dell'iniziativa tanto da aderirvi solo all'ultimo minuto. E comunque sarà in piazza anche il 25 ottobre con il Pd. Così Diliberto si blocca, si mette da parte e aspetta i suoi che sono nella pancia del serpentone. Nessun problema, invece, per il neosegretario del Prc Paolo Ferrero. Prima fila per lui, ma non per il suo «oppositore» Nichi Vendola che, accompagnato dall'ex segretario Franco Giordano e dal coordinatore di Sinistra Democratica Claudio Fava, si sistema verso il fondo dove casualmente trova a «salutarlo» i democratici Livia Turco e Vincenzo Vita. Insomma, anche visivamente, la sinistra mette in mostra tutte le sue divisioni. Da un lato i duri e puri, dall'altro quelli che guardano verso nuovi lidi. Quanto poi alla crisi finanziaria, se si escludono i proclami dei leader e qualche frase di rito su «precarietà, salari e pensioni», la manifestazione si è occupata soprattutto di altro. Slogan contro Berlusconi e il governo, cartelli antifascisti e tanti cori che hanno preso di mira il ministro Mariastella Gelmini. Da «il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini» a «la scuola pubblica non si tocca la difenderemo con la lotta». Su un camioncino che diffonde musica a tutto volume anche una bambola gonfiabile vestita con gonna e golf, con una foto del ministro attaccata sulla faccia. Alla fine, mentre qualcuno si dirige verso piazza Navona per ascoltare Di Pietro e sul palco i segretari di partito mettono in scena un po' di unità si tirano le somme: 3.000 firme contro il lodo Alfano e tanto, tanto orgoglio. Orgoglio comunista, come lo definisce Oliviero Diliberto, mentre Claudio Fava applaude alla sinistra che si è «ripresa il diritto di dire e fare». Cosa e come, magari, lo si deciderà in un altro momento.

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