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I radicali: «Ci tratta male però restiamo»

Pannella e Bonino

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Ma non ancora a rompere l'alleanza elettorale con il Pd. In fondo, i radicali sono pacifisti e quindi abituati a «subire», a «resistere». Però «fino a un certo punto» e non fino a quello di essere «fottuti». I radicali sono su tutte le furie. Gli avevano promesso che nove parlamentari avrebbero avuto il seggio assicurato. Che la parola sarebbe stata mantenuta ad ogni costo. Invece le garanzie non ci sono. Anzi, il modo in cui i candidati sono stati inseriti nelle liste, secondo Pannella e Bonino, non garantirebbe un bel niente. Almeno tre su nove sarebbero a rischio. Non solo. Bonino, capolista in Piemonte, aveva manifestato dubbi sull'utilità della sua candidatura e non è stata ascoltata. Emma e Marco esprimono la loro indignazione mista a rabbia in una conferenza stampa. Non li placa la dichiarazione di Veltroni, battuta poco prima dalle agenzie, che «i nove eletti ci sono». Pannella e Bonino sono un fiume in piena, a rischio esondazione. «Ci hanno costretto ad andare senza le nostre bandiere, ci ritengono rottami del passato - spiega il primo - Abbiamo subìto. Hanno detto "Pannella, tu no", hanno detto "D'Elia assassino", hanno proibito anche Viale. Ma i nove dovevano essere eletti. Tutti. Se lo sono solo in otto, il patto è tradito». Invece i radicali si consultano, ascoltano il consiglio di alcuni eperti e scoprono che tre su nove sono ritenuti non eleggibili. «Ora chiediamo che chi ha fatto l'accordo lo rispetti», aggiunge il ministro Bonino. «Altrimenti romperete?», chiedono i giornalisti. «Lotteremo affinché le cose cambino, ma non abbiamo violato noi il patto», replica Emma. Rincara la dose Marco: «Se Franceschini continua a dire che la lista non si tocca, Veltroni sarà responsabile politicamente e giuridicamente». Insomma, il fiume non esonda. Per ora.

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