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L'iniziativa francese preoccupa noi e la Spagna

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[...]a incontri istituzionali con il Presidente della Repubblica Napolitano e con il premier Prodi a cui - inaugurando un'inedita formula - si aggiungeranno il primo ministro spagnolo Zapatero e il presidente della Commissione europea Barroso. Molti sarebbero i temi di cui il presidente francese e il governo italiano potrebbero trattare, dall'interesse di Air France per Alitalia, all'incombente semestre di presidenza francese, all'indipendenza del Kosovo, all'ingresso della Turchia dell'Unione europea. Tuttavia la circostanza della visita e la formula degli incontri sembra non prestarsi piuttosto a fare il punto a tre più uno (Francia, Spagna, Italia e Commissione europea) per trovare una strategia comune fra i tre paesi Mediterranei dell'Ue sulla proposta francese di creare una nuova Unione mediterranea. L'idea era stata già utilizzata da Sarkozy in campagna elettorale e rilanciata dopo la sua elezione con il discorso pronunciato a Tangeri nell'ottobre scorso e che aveva suscitato molte preoccupazioni in diverse capitali europee. Con l'iniziativa francese la Germania aveva visto mettere in discussione i principi-cardine della politica estera comune dell'Ue e il cancelliere Angela Merkel aveva addirittura paventato lo sfaldamento del nucleo centrale dell'Ue, ossia l'asse franco tedesco. Madrid aveva accolto la proposta francese con scetticismo in quanto l'Unione mediterranea sarebbe stata la definitiva tomba del Processo di Barcellona di partenariato tra Unione e paesi mediterranei. Il progetto era stato accolto con grande freddezza anche dai paesi della sponda Sud del Mediterraneo, Turchia compresa. L'incontro tra Italia, Francia e Spagna di oggi dovrebbe essere nelle intenzioni italiane un momento di una più ampia strategia volta ad imbrigliare l'attivismo francese nel mediterraneo e tentare di ricondurre nell'alveo del multilateralismo europeo le voglie di protagonismo e di unilateralismo francesi. In tal senso, l'asse italo-spagnolo tra Prodi e Zapatero si era già consolidato nel corso del vertice bilaterale di Napoli del 5 dicembre scorso, quando i due primi ministri avevano concordato una linea di difesa comune del processo di Barcellona in apparente contrapposizione con le azioni diplomatiche di Parigi. Il fatto che il Processo di Barcellona sia pressoché unilateralmente giudicato un grande fallimento è un fatto del tutto secondario rispetto alla volontà di Prodi di lavorare sempre e comunque per far prevalere l'europeismo e il multilateralismo su ogni altra possibilità. Nessun dibattito si è tenuto in Italia sull'opportunità o meno di appoggiare il tentativo di Sarkozy di espandere i confini della politica estera dell'Unione al di fuori dell'ormai angusto asse franco-tedesco. E sui potenziali interessi italiani al di fuori della visione continentale ed euroasiatica che si respira a Bruxelles e a Berlino. La «religione» dell'europeismo impone prima le dichiarazioni di fedeltà all'Europa e ai suoi riti, e poi eventualmente la verifica se essi siano o meno nell'interesse nostro e dei paesi nostri vicini.

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