Senza non si può andare avanti. Lo sa anche Silvio ...
Non è un caso, quindi, che, all'inizio di una settimana cruciale per il centrodestra, il leader di Forza Italia abbia voluto ripristinare una prassi recentemente interrotta (ma solo per i troppi impegni di Bossi e del Cavaliere): le cene del lunedì ad Arcore. Così, ieri sera, Berlusconi è tornato ad aprire le porte della sua villa milanese alla delegazione della Lega capitanata dal Senatur. Un faccia a faccia fondamentale visto che Berlusconi non ha nessuna intenzione di rompere con Bossi. E se sul Partito/Popolo della Libertà le cose sembrano chiare (la Lega non aderirà, ma è pronta a stringere un'alleanza elettorale), è sulla riforma delle legge elettorale che si registrano i problemi più grossi. La Lega, infatti, non vuole arrivare al referendum e non disdegna il sistema tedesco. Ma soprattutto sarebbe disponibile a dialogare sulle riforme costituzionali con l'obiettivo di portare a casa il Senato federale (uno dei suoi cavalli di battaglia). Prima di fare un passo, però, attende di vedere che intenzioni hanno i due principali attori di questa partita: Silvio Berlusconi e Walter Veltroni (che incontrerà il Carroccio giovedì). «Temo che il Governo non cadrà - osserva il capogruppo della Lega alla Camera Roberto Maroni - e che dovremo fare i conti con la legge elettorale per evitare il referendum e se ci sarà modo e tempo anche con le riforme costituzionali. Bisogna capire se c'è davvero la volontà di farle o se viceversa qualcuno vuole il tavolo solo per farlo saltare e andare dritti al referendum. Penso però che fino a venerdì, quando ci sarà l'incontro fra Veltroni e Berlusconi, non si saprà nulla di preciso, bisognerà aspettare venerdì per capire se ci sarà tempo e modo per fare le riforme». Nel frattempo, però, la Lega fa i conti con il primo faccia a faccia tra Fini e Veltroni. «Stando alle prime notizie - commenta il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli - sull'esito dell'incontro e dopo la decisione della Cassazione sulle firme per il referendum, se dovessi dare un giudizio direi che sento odore di referendum».
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