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Prodi torna agli insulti al Cav

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Il premier interviene a sorpresa all'assemblea del Pd dell'Emilia-Romagna al cinema Fossolo di Bologna. «Il nostro - esordisce parlando a braccio alla platea - è un programma di cinque anni, lo stiamo attuando passo passo. Quando la Finanziaria sarà approvata ci si accorgerà di quanto questo sia importante». Poi lancia un avvertimento: «Se l'Italia non si rimette a correre come i paesi moderni la crisi sarà irreversibile». Anche se subito rivendica i risultati raggiunti fino a oggi dall'esecutivo. «Non è ancora passato un anno e mezzo al governo e la politica estera è cambiata, senza teatri, senza show - spiega -. Abbiamo cambiato la politica economica e rimesso a posto i conti». Perché l'esecutivo, continua, «deve governare nella situazione in cui si è, non raccontare le storie, e andare avanti in questa direzione. E queste sfide non si vincono con il partito teleguidato». Il riferimento a Forza Italia è fin troppo evidente anche perché l'attacco del Professore non si ferma qui. Prodi punta il dito contro la «democrazia televisiva» che «poi dimostra le sue difficoltà e i suoi problemi. Non può durare a lungo, perché non riesce a formare le persone che possono assumersi le responsabilità politiche di gestione del Paese e risponderne». «Le contraddizioni della democrazia televisiva nel medio e lungo periodo vengono a galla - insiste -. E se la classe politica viene designata dall'alto il modello della destra non può che essere quello trionfante, perché viene formata da una struttura aziendale, un'organizzazione televisiva che è la più irresistibile che ci sia». Ma Prodi lancia un avvertimento anche al Pd. «Il crollo dei partiti - sottolinea - è stato dovuto in gran parte al non rispetto dell'articolo 49 della Costituzione. I partiti devono essere organizzati con metodo democratico. Allora io vi supplico di tenere sempre l'occhio vigile, perché le radici che misurano la società democratica dipendono dal fatto che venga rispettato il metodo democratico. Che non si cada più nella tentazione degli iscritti fasulli, delle tessere fantasma. Gli iscritti devono essere trasparenti e conosciuti da tutti: un partito non è una società segreta».

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