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L'opposizione all'attacco

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A dar fuoco alle polveri per primo è Gianfranco Fini: «È gravissimo» che Prodi non vada a riferire al Senato sulla vicenda Telecom. Con questa scelta il premier si dimostra «fortemente irrispettoso del Parlamento e del ruolo del Senato», perchè di fronte a una richiesta esplicita, «lui dice: me ne infischio, non ci vado lo stesso». E il leader di An chiama in causa anche il presidente di Palazzo Madama Marini e chi chiede di «far sentire la sua voce». «È vero -spiega - che il presidente del Consiglio sceglie il ramo del Parlamento a cui riferire, ma il Senato ha chiesto espressamente che venga. Il governo è stato battuto al Senato, ma Prodi ha detto: me ne infischio, non ci vado lo stesso». Incalza anche il presidente dei senatori di An Matteoli: «Non pensiamo assolutamente, come ha dichiarato qualche esponente della maggioranza e del governo, di portare Prodi in Aula con i carabinieri. Gli ricordiamo soltanto che il Senato, con la maggioranza dei voti, ha chiesto che intervenga, noi ribadiamo la richiesta. Dipende da lui accogliere l'invito di questa Camera o, invece, di assumersi la grave responsabilità di non venire». Una richiesta di assunzione di responsabilità viene anche dal presidente dei senatori di Forza Italia Renato Schifani che in apertura di seduta è tornato sulla questione Telecom. Per Schifani se «il premier se non vuole violare ulteriormente le regole della democrazia, non offendere il Senato e rispettare il nostro regolamento, ha l'obbligo sacrosanto di venire al Senato». L'assemblea oggi infatti dovrà esaminare la vicenda Telecom così come stabilito dalla mozione presentata da Schifani e approvata l'altro ieri dal Senato battendo la maggioranza. «Il presidente del Consiglio - ha precisato Castelli, capogruppo leghista rispondendo a chi ricordava che Prodi si trova ora negli Usa - viaggia con un aereo che ha un letto matrimoniale ed è dotato di ogni confort, quindi ha tutto il tempo per venire qui al Senato. L'unico problema che potrebbe avere semmai è con la sua coscienza...». «Se non dovesse venire - ha concluso il capogruppo leghista - per il Senato sarebbe uno schiaffo intollerabile». «Non c'è possibilità di scampo - ha osservato D'Onofrio dell'Udc - Prodi deve presentarsi al Senato dove c'è un problema per la maggioranza che non è autosufficiente e deve ragionevolmente concordare almeno le questioni istituzionali». Il senatore della Lega Roberto Calderoli sostiene che «Prodi dà uno schiaffo non soltanto al Senato in quanto istituzione ma soprattutto ai senatori che, votando, hanno assunto questa decisione e i senatori sono i delegati del popolo a rappresentare la sua volontà, per cui chi non rispetta il Parlamento non rispetta nemmeno la Democrazia delegata e quindi- ribadisce- non rispetta il popolo e, pertanto, è indegno di essere presidente del Consiglio». Insomma, dice Calderoli: «sappiamo che Prodi fa di tutto per evitare il Senato ma prima o poi, dovrà venirci e sapremo come accoglierlo, anche se gli artigli dell'opposizione fanno meno paura dei canini rossi». E il segretario dell'Udc Cesa precisa che «Prodi dovrebbe andare al Senato, perchè gli è stato richiesto da un voto. Il presidente del Consiglio non rispetta affatto i senatori».

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