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«I parasubordinati paghino più contributi»

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Questa la giornata al workshop Ambrosetti di Cernobbio del ministro del Lavoro Cesare Damiano che prima dell'inizio dei lavori ha avuto un colloquio con il vice presidente di Confindustria, Alberto Bombassei sul tema delle riforme delle pensioni e del lavoro. Quanto alla polemica «Tremonti è abituato a fare battute e boutade», ha sottolineato Damiano spiegando che del tritacarne di Tremonti «ne stiamo pagando le conseguenze». «In base alla legge vigente sul sistema pensionistico i lavoratori saranno costretti dal gennaio 2008 ad andare in pensione con 35 anni di contributi a 60 anni. È una situazione presa in eredità dal passato governo che attraverso queste misure ha fatto davvero risparmi di spesa mettendo nel tritacarne le pensioni» ha spiegato il ministro del Lavoro che ha poi spiegato che «le misure compensative per reperire le risorse per attenuare il cosiddetto scalone possono essere diverse». Tra le ipotesi «un contributo di solidarietà dalle cosiddette pensioni d'oro, o una limitazione delle differenze e dei privilegi del sistema pensionistico». All'esame anche «l'innalzamento dei contributi per il lavoro parasubordinato o per gli apprendisti». Damiano ha parlato anche della possibilità che le misure compensative «possono essere una razionalizzazione degli istituti, e penso al rapporto tra Inps e Inpdap. Ci possono essere moltissimi esempi di razionalizzazione e risparmio si tratterà di vedere qual è il punto di equilibrio». Secondo il ministro del Lavoro è «destituita di ogni fondamento l'idea che il governo pensa di alzare l'età pensionistica a 62 anni, al contrario noi ci poniamo il problema di abbassare la soglia sotto i 60 anni». Il reponsabile del dicastero di via Flavia, che non ha mai espressamente menzionato soglie di età minime per l'età pensionistica, ha sottolineato che l'attuale riforma introdotta dall'ex ministro Maroni è «iniqua nei riguardi di una certa generazione di lavoratori». Quindi Damiano ha parlato dell'idea di «rendere più equa la situazione attenuando il cosiddetto scalone e introducendo misure di flessibilità con un leggero disincentivo fino ai 60 anni e un incentivo anche di significato per coloro che decidono di stare al di sopra dei 60 anni volontariamente». Il ministro ha poi parlato di «un sistema irrigidito» nella legge Maroni relativa al «sistema contributivo che riguarderà le nuove generazioni e costringerà le persone ad andare in pensione a 65 anni». «Il governo di centrodestra, volendo fare risparmi, ha concentrato la sua attenzione sulle pensioni», per Damiano «la proposta è quella di consentire con 35 anni di contributi di andare in pensione prima dei 60 anni».

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