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«Aula democratica», lo stile naif di Bertinotti

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Replica puntualmente a ogni intervento che si chiude con il «grazie Presidente» con un sorridente «grazie a lei». Fatica terribilmente a togliere la parola a chi sta parlando in Aula anche nel caso in cui l'argomento di intervento non sia esattamente pertinente con la discussione. Si lascia andare a deliziose «gaffes» («Rifondazione» al posto di «riformulazione», «Italia dei lavori» per «Italia dei Valori» e così via). È il «Bertinotti style». Un modo di presiedere i lavori della Camera forse un po' naif e di certo non immune da critiche, ma certamente (per sua stessa ammissione) «tenero» e che è stato sottoposto in questi due giorni alla prova del fuoco della seduta-fiume sulla manovra bis. Qualcuno lo ha accusato di avere addirittura una gestione «troppo democratica» dell'Aula. Leggi: fa parlare tutti su tutto e i tempi delle sedute finiscono per allungarsi a dismisura. «Sono un presidente troppo democratico - allarga le braccia lui arrotando le 'r' all'inverosimile -? È un complimento straordinario: essere considerato come un portatore di una forte istanza democratica non può che farmi piacere dato che penso che di democrazia non ce ne sia mai abbastanza». Difficile, anche per l'opposizione, prendersela con qualcuno che commette un piccolo errore, fa ammenda e chiede comprensione. «Dovete consentirmi qualche tenerezza...» dice raccogliendo l'applauso unanime dell'Assemblea dopo un piccolo «tenero» (appunto) lapsus: «Il governo è favorevole a Rifondazione» al posto del governo che è «favorevole alla riformulazione» di un emendamento. E, in effetti, al di là delle asprezze dello scontro in Assemblea è difficile trovare deputati del centrodestra molto critici nei confronti del presidente. Tra i pochi c'è certamente Teodoro Buontempo, parlamentare di An di lungo corso. «Un presidente della Camera - attacca - dovrebbe lavorare a creare armonia, invece Bertinotti tende a dividere». Per il resto i giudizi sono improntati alla magnanimità. «Non è facile gestire 630 deputati con questo regolamento - osserva il segretario Udc Lorenzo Cesa - Bertinotti è in fase di rodaggio e non è facile gestire un'Aula così». Cesa, tra l'altro, mette l'accento sulla necessità di ripensare i regolamenti delle Camere, un argomento sul quale lo stesso Bertinotti ha battuto in questi giorni. «Non ho esperienza di com'era nella passata legislatura - argomenta il centrista - ma posso dire che in Europa con quei regolamenti tutto funziona alla perfezione, mentre qui si potrebbe pensare a rivederli». L'ipotesi, però, non sembra raccogliere troppi consensi. Si dice contrario Teodoro Buontempo, ma anche un maestro del regolamento della maggioranza come Roberto Giachetti. Per il resto, sulla gestione Bertinotti, il deputato dell'Ulivo osserva che «in molte occasioni forse è stato molto garantista ma, personalmente, preferisco sempre questa linea e comunque il fatto che la sua conduzione dell'Aula crei del malcontento nella maggioranza è il segno di quanto la sua sia una presidenza di garanzia». Sottoscrive Carlo Leoni, vicepresidente della Camera: «Sta svolgendo bene il suo lavoro che è complicato da due compiti: garantire i diritti dell'opposizione anche a contrastare la maggioranza e garantire le prerogative della maggioranza a realizzare il proprio programma». Non parlano della conduzione del loro successore gli ex-presidenti. «Quando uno ha fatto un lavoro - alza le spalle Luciano Violante - poi non si deve più pronunciare». Stessa linea diplomatico-istituzionale da Pierferdinando Casini: «Una delle prime regole di un predecessore è di non parlare, se non bene, del successore».

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