Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Politica e finanziamenti, il vero gioco «bipartisan»

default_image

  • a
  • a
  • a

Un gioco delle parti del tutto prevedibile: se per gli esponenti del centrosinistra il problema è squisitamente politico. O meglio, legato al premier Berlusconi che mal vedrebbe Gianni Letta al fianco di Veltroni, per gli esponenti azzurri la minaccia del ritiro della candidatura sarebbe effettivamente un mero problema di soldi. «Dieci, 15 miliardi di euro» secondo l'ex presidente del Coni, Mauro Pescante che proprio oggi siederà, dopo sei anni, al Consiglio nazionale del Coni. Ma forse, come tutte le cose, la verità sta nel mezzo. Sarà pure per un problema di «convergenza» politica, o meglio di condivisione con il centrodestra che comunque ieri si è praticamente schierato in blocco al fianco del sindaco, da Gianni Alemanno a Roberto Formigoni, mentre curiosamente a spezzare una lancia a favore del sindaco nelle file del centrosinistra è stata, a livello nazionale, solo il ministro allo Sport, Giovanna Melandri. Sarà pure un problema di soldi, anche se nel dossier preparato per la candidatura di Roma si parla di appena 45 milioni di dollari per la promozione fino al 2009, quando verrà scelta definitivamente la sede per i Giochi del 2016. La verità più probabile però è che Veltroni non vuole perdere e, se proprio una sconfitta ci deve essere, allora che vada condivisa. Che il Comitato internazionale olimpico scelga Roma è infatti un'ipotesi più che remota. Per la regola dell'alternanza, infatti, le Olimpiadi si sono sempre svolte in continenti diversi, così come i Mondiali di calcio. E la scelta di Londra come sede dei giochi del 2012 ha già messo in partenza una seria ipoteca affinché l'edizione successiva si svolga in Europa. Probabile, invece, che vada meglio a Milano, praticamente già pronta per la candidatura del 2020, frutto proprio di un «patto» bipartisan cha ha di fatto lasciato Roma l'unica candidata italiana per il 2016. E questa, a d oggi è l'unica certezza. Fonti Coni, infatti, sono irremovibili: O Roma o niente. Più probabile che sia niente. Anche se a quel punto qualcuno dovrà pur concedere un qualche «ritorno» alla Capitale. Sus. Nov.

Dai blog