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«L'Unione? Sono rimasti comunisti»

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Silvio Berlusconi attacca. Poi sale al Quirinale per ottenere il via libera sulla legge elettorale

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Cinquasei pullman giunti dal Lazio, una regione in cui appena qualche mese fa veniva cantata la morte degli azzurri. Una kermesse che apre di fatto la campagna elettorale in pieno stile da convention americana. Accanto al presidente Silvio Berlusconi era schierato lo stato maggiore del partito, dal coordinatore Sandro Bondi al vice Fabrizio Cicchitto al portavoce Paolo Bonaiuti. Pochissimi i parlamentari presenti perché impegnati nei lavori alla Camera e al Senato. Imponente la scenografia. La sala era addobbata con striscioni dei coordinamenti territoriali e con le bandiere di Forza Italia e sul palco la riproduzione del Muro di Berlino squarciato al centro dalla bandiera di FI con la scritta Festa della Libertà. Ai lati due megaschermi che proiettavano le immagini della sala. Poi un'orchestra con coro e quattro voci che hanno letto brani di autori noti con le descrizioni delle efferratezze del comunismo. In sala il popolo di Forza Italia era quello delle grandi occasioni: bandiere in mano e videotelefonini per riprendere le immagini. L'avvio è stato sulle note dell'inno del partito seguito dall'Inno di Mameli e da un serie di brani da Va' Pensiero a Gerswhin a West Side Story. Quando una voce ha ricordato che sono oltre 100 milioni le vittime del comunismo, la platea si è scaldata scandendo a gran voce il nome di Berlusconi. Il premier, partendo dalla rievocazione della Caduta del Muro, ha attaccato la coalizione di centrosinistra che contiene al suo interno partiti che ancora «conservano con orgoglio il simbolo della falce e martello dello Stato sovietico e il nome di Comunista». Non solo. Berlusconi ha sottolineato che la sinistra «ha mantenuto quella stessa nomenclatura che un tempo inneggiava al comunismo e che ora cerca di riciclarsi come socialdemocratica e socialista europea». «Gli elettori possono fidarsi di costoro, ovvero di coloro che erano dall'altra parte del Muro, dalla parte della violenza e della tirannide?», ha chiesto provocatorio il premier aggiungendo che «qualcuno dirà che voglio creare un pericolo comunista che non esiste». Poi ha ricordato che «gli eredi diretti del comunismo per conquistare il potere si sono serviti negli anni Novanta della via giudiziaria pur di eliminare gli avversari. E la logica è rimasta quella». Berlusconi ha sottolineato, in un fragoroso applauso, che la sinistra «non solo odia in modo irrefrenabile gli avversari politici ma tutti gli elettori che non la pensano come loro». Insomma, ha detto il premier arringando la platea «per la sinistra siete la parte peggiore d'Italia». Ha poi ricordato il peso che «Rifondazione Comunista ha nella coalizione di centrosinistra e il potere vincolante che avrà nel programma di governo». Questo dimostra secondo il premier che nella coalizione che vuole presentarsi come alternativa alla Cdl è presente ancora il germe del comunismo e quella cultura dell'occupazione di ogni settore della società dall'economia alla cultura alla magistratura all'informazione. La logica, avverte Berlusconi, è di «annientare gli avversari». E poi rivolgendosi alla platea, chiamandoli «azzurri e azzure» il premier ha detto che se l'Italia «ha goduto dela libertà e della democrazia è stato grazie all'impegno delle forze cattoliche, liberali e socialdemocratiche mentre il comunismo perseguiva l'idea di una democrazia popolare». Ed è contro questa logica che Berlusconi chiama a raccolta i suoi elettori. Per il premier la vittoria alle prossime elezioni è a portata di mano perchè «i valori della Cdl sono quelli della storia d'Italia e in contrasto con i valori del materialismo che permangono ancora nella sinistra». Subito dopo la manifestazione, Berlusoni si è recato al Quirinale. Nel corso dell'incontro, probabilmente, il premier ha cercato di ottenere il via libera sulla legge elettorale. Soprattutto dopo che è stata di fatto accantonata la parte della ex Cirielli ch

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