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Rai, la riscossa dei disoccupati di lusso

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Freccero, D'Eusanio, Foschini, Francia e Beha: Comanducci sta cercando un posto per loro

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Dopo che le dimissioni dell'ex eurodeputato diessino saranno effettive, il teletribuno dovrebbe venir reintegrato, e se non gli spetteranno i circa 700 mila euro l'anno che prendeva quando ha lasciato viale Mazzini per la politica, sicuramente riceverà un emolumento pari almeno alla metà. Se il conduttore di Sciuscià però ricomincerà a lavorare davvero, ci sono una ventina tra colleghi e direttori vari, tra Saxa Rubra e viale Mazzini, che invece rischiano di continuare a «vegetare» anche se alla fine del mese ricevono una busta paga da nababbi. Facendo un calcolo approssimativo dovrebbero «pesare» sulle casse della Rai circa 20 miliardi di vecchie lire, cioè dieci milioni di euro annui. Una cifra non indifferente soprattutto da quando il direttore generale Meocci ha suonato l'allarme conti sulla previsione di un buco in bilancio di circa 60 milioni di euro per il 2006. Quindi se la Rai dovrà riprendersi, volente o nolente, Santoro pagandolo profumatamente, non si vede per quale motivo dovrebbe lasciar correre su tutti gli altri dirigenti che vengono pagati senza far nulla. È dalla metà di settembre che il consigliere Rai Giuliano Urbani ha fatto presente il Consiglio il problema «enorme» degli emarginati. Una lista lunga, trasversale e piena di nomi di prestigio che diventa più pesante in un'azienda come la Rai che ogni anno assolda una serie di collaboratori «esterni» perché non riesce a far fronte alle proprie esigenze. «Facciamo lavorare tutta questa gente» è stato detto in CdA, ma nulla ancora è stato fatto. Urbani attende una risposta dal direttore del personale Comanducci ed è sul piede di guerra. Santoro sta per tornare. E gli altri non dovranno più restare al palo. Pesando ugualmente sul bilancio Rai. I «senza posto» di viale Mazzini e Saxa Rubra che spesso vengono relegati nel famoso «secondo piano» a volte hanno un incarico nominativo di facciata che in realtà nasconde il vuoto assoluto di impegno. In altri casi possono venir considerati «a disposizione del direttore». Il loro guadagno varia tra i 350 mila euro lordi annui e i 400 mila, con punte di 450 mila per gli ex direttori più famosi. Era direttore di Televideo ai tempi di Pierluigi Celli, Pierluigi Severi, che scalda la sedia da quattro anni al secondo piano, sfogliando i giornali. Come lui nel limbo Enrico Giampaoli, che come ex direttore della Divisione 2, è un esperto di prodotto da 400 mila euro l'anno. Più di lui dovrebbe prendere Carlo Freccero, un vero «big» della Tv, che dalla Fininvest di allora approdò a La Cinq per poi venir piazzato a dirigere RaiDue e ora dopo tre anni di «panchina», è stato ripescato (da Bibi Ballandi e non dalla Rai) per scrivere i testi del Celentano da record. Da un anno senza alcun incarico anche Stefano Gigotti, che prima di essere ad di RaiClik, dirigeva RadioRai. Al palo anche Luigi Ferrari, ex direttore dello staff di Celli poi vicedirettore della Divisione2. Ha solo un piccolo incarico «regionale» in Campania Renato Parascandolo, ex direttore di RaiEducational prima dell'avvento di Giovanni Minoli. Con le mani in mano da meno tempo è Maurizio Ardito, ex direttore della produzione Tv e poi direttore nello staff dell'ex presidente Rai Lucia Annunziata, mentre Franco Modugno è stato direttore del settore Immobiliare. Gianluca Balestrieri pur figurando come vicepresidente di RaiNet, in realtà non fa assolutamente nulla. Più recenti le «messe al palo» di giornalisti come Paolo Francia ex direttore responsabile dei diritti sportivi e di Oliviero Beha, espulso dalla radio. Ma non è finita: a Saxa Rubra scaldano la sedia anche Guido Baredson, ex vicedirettore Tg2, Alda D'Eusanio e Lorenza Foschini. Entrambe telegiornaliste popolarissime. E pagatissime.

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