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«Abbassiamo anche l'accisa sulla benzina»

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Nel è convinto Pietro Armani, responsabile economico di An al termine di un vertice tecnico del suo partito per decidere la linea da tenere al summit della Cdl che, probabilmente, si terrà oggi. I leaders della maggioranza si vedranno per decidere il piano di riduzione delle tasse. Presidente, abbassare anche l'accisa sui carburanti. E la copertura finanziaria? «Anzitutto desidero spiegare che non si tratta di una scelta alternativa alla riduzione dell'Irpef. E poi non ci sono fondi da reperire. Proponiamo semplicemente di varare un provvedimento che già chiedemmo nella scorsa legislatura e che il governo dell'epoca fece suo con il decreto Bersani sulla benzina». E di che cosa si tratta? «Si tratta di prevedere un'aliquota flessibile per l'accisa, in modo che possa aumentare o diminuire in maniera inversamente proporzionale al gettito». In che senso? «La crescita del prezzo del greggio si traduce automaticamente in un aumento indebito del gettito fiscale dello Stato per accisa e Iva. Questo aumento incide pesantemente sul reddito spendibile delle persone e delle famiglie. Ma anche delle imprese, che ovviamente si trovano a spendere molto di più per esempio per i trasporti». Che cosa si può fare? «È possibile ridurre l'accisa se il prezzo del greggio sale lasciando invariato il gettito. Il beneficio per famiglie e imprese sarebbe enorme». Sulle aliquote Irpef, invece? Che cosa chiede An? «Di cominciare l'abbassamento dalle fasce più basse. Riducendo quelle del 29 e del 31 al 23% e quelle del 39 al 33%. Se sarà possibile, procedere anche a quella del 45%, ma solo dopo la prima manovra». Ma così non ripartiranno i consumi... «Non credo proprio. Anzi, penso l'esatto contrario. Oltre certe soglie di reddito c'è una propensione al risparmio più che al consumo. L'aliquota più alta riguarda solo 452mila contribuenti sui 38 milioni in totale. Si tratta in gran parte di alti manager più che di imprenditori privati. Se tagliamo prima a loro i benefici andranno tutti in bond e magari in azioni estere». Se si intervenisse su quelle più basse, l'effetto sarebbe diverso? «Non c'è dubbio, le cifre più basse ma spalmate su milioni di persone è più facile alimentino i consumi, mentre è difficile che vadano a risparmio. Lo dicono tutte le statistiche».

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