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L'UNITÀ dura appena qualche ora.

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Il governo è non ha dubbi: la missione italiana in Iraq sarà certamente rifinanziata, dice il ministro degli Esteri, Franco Frattini. Dall'altra parte del Parlamento l'unica cosa certa, al momento, è che nella lista unitaria nessuno voterà «sì» al rinnovo della missione italiana. Per il resto c'è chi propone di uscire dall'Aula e chi invece di restare dentro, ma senza votare. Nel centrosinistra insomma sul voto da dare mercoledì prossimo al Senato il confronto è ancora tutto aperto. E mentre sono sicuri i «no» di Verdi, Pdci, Prc e lista Occhetto-Di Pietro, tra i riformisti il dibattito va avanti. Nonostante il diessino Giuseppe Caldarola assicuri che «non ci sarà nessuna spaccatura interna» sul voto per l'Iraq. Il segretario della Quercia Piero Fassino è stato chiaro: «I Ds decideranno come votare solo dopo che il governo avrà detto come intende muoversi. Ma sarebbe irresponsabile venir via solo per salvarci l'anima». «Io - spiega il leader della Margherita Francesco Rutelli - avevo proposto a tutte le forze uliviste di trovare insieme una posizione comune. Non hanno voluto. Ora la risposta tocca ai partiti che aderiscono alla lista unitaria: riuniamoci e decidiamo a larga maggioranza. Escludo il voto a favore». Per la lista unitaria trovare una soluzione per il voto di mercoledì non è semplice. Il decreto, infatti, prevede anche la proroga di altre missioni italiane all'estero, oltre a quella in Iraq, molte delle quali decise dal governo di centrosinistra. In più, spiegano alcuni esponenti della Quercia come Caldarola, «come si fa a lasciare il Paese ora che è nel caos? Questa guerra sbagliata ha prodotto effetti disastrosi. Ma ora come si fa ad andarsene?». L'ipotesi più accreditata sinora è quella che i senatori della lista unitaria potrebbero uscire dall'Aula (l'astensione al Senato equivale al voto contrario). Un'ipotesi che Rosy Bindi (Margherita) non esita a definire «un punto di sintesi tra di noi». Anche l'Ap-Udeur di Clemente Mastella non ha deciso. Spiega il capogruppo al Senato Mauro Fabris: «Stiamo valutando se votare a favore o meno della proroga». Ma i seguaci di Prodi sono tirati per la giacchetta dai pacifisti. Il primo a lanciare l'appello per un voto contrario è il deputato Verde Paolo Cento che invita i «pacifisti riformisti» a «disobbedire agli ordini di scuderia» per confermare il «no» alla guerra già detto lo scorso luglio. Insiste nella stessa direzione anche i parlamentari aderenti all'associazione Samarcanda (Verdi ma anche occhettiani).Ormai, insiste il leader dell'Idv Antonio Di Pietro, «non ha più senso restare». E un «comune voto contrario», lo chiede anche il leader del Prc Fausto Bertinotti. «Bisogna dare una voce univoca e unitaria - spiega - al popolo della pace che è la grande maggioranza di questo Paese». «È necessario uscire al più presto - è l'appello del leader «correntone» Ds Fabio Mussi - da questa situazione di crisi che rappresenta un tunnel senza sbocco». Insomma, la guerra a sinistra sulla guerra è già cominciata.

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