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di FABRIZIO DELL'OREFICE «LO SAPEVAMO tutti che quella riunione del Cicr era inutile.

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Antonio Marzano in questi giorni sta seguendo da vicino, molto da vicino tutto ciò che riguarda il caso Parmalat senza perdere d'occhio il caso Cirio; insomma il suo ufficio è un 118 per le imprese, un pronto soccorso per le aziende in crisi. È in costante contatto (telefonico) con Enrico Bondi, informa il premier Berlusconi e si confida con i suoi collaboratori. E proprio con loro si è lasciato andare sullo scontro Tremonti-Fazio. Marzano non ha preso una posizione chiara a favore dell'uno o dell'altro: proprio per questo potrebbe essere decisivo. L'asse tra il ministro delle Attività produttive e quello della Difesa Antonio Martino (entrambi economisti, docenti universitari negli stessi atenei, La Sapienza e Luiss) potrebbe diventare determinante nel braccio di ferro tra ministero dell'Economia e Banca d'Italia. Tremonti, per ottenere il via libera all'Authority del risparmio che dovrebbe assumere anche dei poteri di vigilanza di via Nazionale, vuole mettere sotto accusa Fazio sfruttando i verbali del Comitato del credito e del risparmio. L'8 luglio il ministro chiese spiegazioni al governatore della Banca d'Italia sui bond Cirio e Parmalat. Il numero uno della banca centrale avrebbe dovuto dare, secondo la ricostruzione tremontiana, spiegazioni nella successiva riunione del Cicr del 16 ottobre. Alla quale però non si presentò. Di qui le accuse di Tremonti. Ma un altro esponente del governo diverge: Marzano ha fatto ai suoi, durante le vacanze, un'altra ricostruzione. «Il comitato viene convocato in pratica d'intesa con il governatore, soprattutto se Fazio deve relazionare su un preciso argomento», ha ricordato il titolare delle Attività Produttive. Che poi ha proseguito: «È chiaro dunque che Giulio sapeva che Fazio non sarebbe venuto perché non c'era nulla da deliberare. Lo sapevamo tutti, ma lui volle lo stesso convocare il comitato. Fazio fece sapere che in quelle condizioni e con quell'ordine del giorno non ci sarebbe venuto anche perché non poteva fare solo una relazione. Non aveva senso e, probabilmente, reputava quello un atteggiamento che, nel caso, avrebbe svilito il suo ruolo. Insomma, era una riunione a quel punto inutile. Ve lo ricordate anche voi, no?» ha domandato Marzano ai suoi collaboratori. Un sospiro e ha ripreso: «Non vennero neppure Alemanno e Buttiglione. Era una riunione inutile. Non capisco perché Giulio la volle fare per forza». Marzano non va oltre, non si sbilancia. Quel giorno lui si limitò a dire che non si era parlato di Cirio e che aveva solo ascoltato una relazione di Cardia, presidente di Consob. Mentre Buttiglione, con una nota, fece sapere che non avrebbe partecipato a quella seduta per impegni istituzionali all'estero. Per la precisione il ministro delle Politiche Comunitarie informò che quella stessa mattina era partito alla volta di Istanbul per partecipare ad un importante convegno del Ppe sulla modifica dell'art.51 della Convenzione europea. Apparentemente, dunque, nessun motivo legato alla assenza di Fazio. Alemanno quel giorno non rilasciò alcuna dichiarazione, ma due giorni dopo chiese di evitare le tensioni, pur confermano che l'autonomia della Banca d'Italia era assoluta.

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