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Tutti i nodi al CdA: legge Gasparri, ascolti e Tg1

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Il ministro e Veneziani difendono Mimun: «Quella rassegna stampa era ormai superata»

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Un gran polverone scatenato dalla chiusura della rassegna stampa serale del Tg1 e dalla scarsa presenza dei giornali di partito nella consueta vetrina dei quotidiani in edicola che propongono le reti della Rai. L'ultima polemica che infiamma viale Mazzini e Saxa Rubra terrà banco anche oggi nel corso del primo CdA del dopo vacanze, in cui si porranno le basi della posizione Rai sulla legge Gasparri che verranno esposte dai vertici domani alla Commissione Cultura della Camera. Ieri, improvvisamente, dopo un mese di calma, il settimo piano aveva la moquette rovente per il via vai di incontri e consultazioni. I consiglieri si vedranno oggi fin dalla mattina per anticipare qualche argomento e soprattutto vedere che cosa rispondere domani sulla legge. Sicuramente sarà difficile arrivare ad un documento unitario vista la differenza di opinioni fra Annunziata e Cattaneo sul ddl Gasparri. Poi si passerà all'ordine del giorno che non prevede l'approvazione del piano digitale, slittato a dopo il 15, ma solo un aggiornamento sulle procedure dell'acquisizione delle frequenze. In programma anche alcune nomine delle consociate (caso Sartori-RaiInternational-Raisat) e la relazione del dg sugli ascolti degli ultimi tre mesi, che, secondo Cattaneo, segnano una netta «inversione di tendenza» per RaiUno e Raidue. Lucia Annunziata invece fornirà alcune notizie sulla collaborazione Rai- Tv irachena che prevede la fornitura di tecnici, giornalisti, operatori e fonici, ma anche di grandi successi popolari tra cui Montalbano e Il medico in famiglia. Tornando alla polemica su «giornali in Tv», innescata involontariamente dalla stessa Annunziata quando chiese al ministro Gasparri di «far inserire l'Unità nella rassegna del Tg1» e degenerata dopo la decisione di Clemente Mimun di abolire la rassegna della sera, anche lo stesso ministro ieri è intervenuto, difendendo il direttore . «Anche il Secolo d'Italia è apparso come l'Unità, zero volte nella rassegna del Tg1. Anche stavolta hanno montato polemiche ad arte. Mimun - ha aggiunto Gasparri - aveva già deciso di abolire la rassegna. In realtà quella rassegna era diversa già da alcuni mesi: c'è il direttore di un quotidiano e si mostra solo la sua prima pagina». Dello stesso parere il consigliere Veneziani che leggendo la classifica delle presenze dei quotidiani nelle rassegne Rai (Messaggero, Corriere della Sera, Stampa, Repubblica Riformista, Tempo e Sole 24ore, fra i primi), sottolinea come «le testate più strettamente politiche o di partito sono meno citate per scelta, ma tra tutte proprio l'Unità è il più citato e il più presente in Rai e comunque i quotidiani di opposizione hanno più spazio di giornali come Il secolo d'Italia o La Padania». In merito invece alla cancellazione della rassegna serale del Tg1 per cui il presidente della Vigilanza Petruccioli e una parte dell'opposizione hanno gridato allo scandalo, Veneziani risponde: «Personalmente credo che la reazione sia eccessiva. C'è un'ottima rassegna nel Tg1 della mattina mentre la formula serale mi sembrava ormai superata. Credo che vada ripensata completamente e non cancellata, magari. Ma la decisione spetta solo a Mimun».

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