Ranucci, la procura ora indaga sull'intervista al giornale dello Zimbabwe e la mail inviata a Lavitola
Dopo il primo servizio sull'intervista di un giornale dello Zimbabwe a Sigfrido Ranucci sul carbon credit, il Tg1 ieri ha mandato in onda anche il testo della mail che l'allora conduttore di Report inviò nove giorni prima all'amico e faccendiere Valter Lavitola per anticipargli i contenuti di quell'intervista. L'amico di Ranucci, infatti, era molto interessato all'argomento, dal momento che era attivo proprio nel business dei crediti di carbonio nel Paese africano. Alla luce di tutto ciò, ieri la procura di Roma ha deciso di acquisire tutti gli articoli giornalistici, a partire dai servizi del Tg1, che si sono occupati di questi fatti. Gli inquirenti giudicherebbero "interessanti" questi testi di Ranucci, il quale è ritenuto parte offesa nell'ambito dell'inchiesta che vede Lavitola indagato come presunto mandante dell'attentato di fronte casa del 16 ottobre scorso.
Ranucci su un giornale dello Zimbabwe parla di carbon credit
Riepiloghiamo i fatti. Nel servizio a firma di Martino Villosio andato in onda ieri al Tg1 diretto da Gian Marco Chiocci, è stato reso noto il contenuto della mail con cui il 29 giugno scorso Ranucci anticipò a Lavitola il contenuto dell'intervista al quotidiano zimbabwese The Standard. La mail inizia così: "Il noto giornalista investigativo Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, è sulle tracce di un caso di corruzione in Zimbabwe". L'articolo in questione, scritto in inglese, verrà poi pubblicato ufficialmente il 5 luglio, proprio il giorno dopo la perquisizione a casa di Lavitola ordinata dalla procura di Roma. In quell'intervista, Ranucci parla di una presunta inchiesta avviata da Report sul caso di alcuni imprenditori italiani, nel settore dei carbon credit, che lamentano di essere stati truffati da un socio locale. "Ho parlato con un funzionario dell'ambasciata in Zimbabwe", dice il giornalista nell'intervista anticipata per mail a Lavitola. "Mandami poi i dati del millantatore- chiede al faccendiere - È per la nostra inchiesta". Come fa notare il Tg1, "la vicenda riecheggia i problemi societari attraversati da Lavitola e i suoi soci in Zimbabwe. E Ranucci, tramite il suo legale Roberto De Vita, ha spiegato che Report si era già occupata di carbon credit in passato. Sempre nell'intervista a The Standard, che è stata rimossa dal quotidiano zimbabwese, Ranucci spiegava: "Finora ho contattato direttamente l'ambasciata dello Zimbabwe in Italia- spiega Ranucci- L'ambasciatore, pur essendo molto cortese, ha fornito una collaborazione limitata. In contrasto, un alto funzionario dell'ambasciata si è dimostrato molto disponibile, fornendo informazioni ed esprimendo anche l'opinione che la persona che sostiene di agire per conto del Presidente sia in realtà un impostore".
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Riguardo al carbon credit, il progetto di Lavitola sarebbe stato proprio quello di controllare a monte i progetti e le concessioni territoriali che permettevano di generare i crediti, per poi collocarli sul mercato. L'imprenditore zimbabwese Benjamin Chimutengo, il quale avrebbe conosciuto Lavitola grazie ad alcuni safari in comune, ha parlato di un investimento di 20 milioni di dollari, riferendo di aver ricevuto dall'Italia circa 20.000 euro al mese, arrivando a circa 270.000 euro complessivi. A questo punto, la mail di Ranucci a Lavitola e l'intervista a The Standard potrebbero entrare presto negli atti di un nuovo filone investigativo. Questa novità arriva a pochi giorni dall'udienza del Riesame del 7 settembre. Il faccendiere, detenuto a Rebibbia, avrebbe annunciato dichiarazioni spontanee per precisare quanto già riferito nell'interrogatorio di garanzia di Ferragosto. Secondo la sua versione, avrebbe chiesto tramite Gomes Tavares soltanto un'azione dimostrativa: alcuni spari contro il muro della villetta di Ranucci. Una ricostruzione smentita dagli esecutori dell'attentato, che ai pm avrebbero dichiarato di aver ricevuto l'ordine di piazzare una bomba, non di sparare. I quali avrebbero però anche detto che l'intento sarebbe stato solo di fare un po' di "cinema". È noto, infatti, che Lavitola, secondo l'accusa, avrebbe voluto sfruttare la popolarità derivante dall'attentato per spingere Ranucci ad entrare in politica in vista delle elezioni del 2027.
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