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Roggero e la sinistra impazzita: dall'allarme fascismo all'allarme per il gioielliere

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Foto: Lapresse

Matteo Cassol
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Dall’allarme fascismo permanente si è passati, senza cambiare sirena, all’allarme pistolero incipiente. È bastato il caso Roggero perché l’Italia diventasse il «Far West»: terra di vigilantes, «tristi giorni del Gun Pride», torsioni di regime (immancabili, quelle) e destre che «aizzano il popolo» e armano i giustizieri. I giornali buoni e giusti accusano gli altri di sciacallaggio mentre sfornano pagine e prediche per provare a piegare la vicenda dalla propria parte. Invano. Sì, perché il guaio è che il popolo non collabora. Il popolaccio sceglie Barabba e non mostrifica Roggero secondo copione. Trova enorme la pena, scandalosi i risarcimenti, ricorda che all’origine ci fu una rapina a mano armata coi suoi orrendi annessi per moglie e figlia. E tra gli eretici compaiono perfino elettori che votano bene e qui razzolano male, convinti che la sicurezza riguardi tutti, anche i deboli che la sinistra si picca di proteggere. «Ma come, il popolo non sta con noi?» Eh. Sai che novità. La reazione è il maramaldeggiare della stampa virtuosa. Non basta l’ergastolo de facto, occorre la caricatura. L’anziano assediato ed esasperato evapora, sopraggiungono il «pluriomicida», la «spocchia», il «capopopolo», la «destra pistolera», il «commerciante killer». L’assalto subito non esiste, come non esiste la cronaca quotidiana che racconta tutt’altra storia: il vero allarme sociale è il gioielliere che, al cospetto di uomini armati, non si attenne al galateo compilato cinque anni e tre sentenze dopo da editorialisti minacciati al massimo da una zanzara.

 

 

Chi sottolinea che subire violenza è un dramma viene arruolato nelle milizie nostalgiche dei banditi dell’Arizona, col cappello da cowboy. Poi parte il sarcasmo pedagogico: armiamoci tutti, spariamo come nei film americani, giochiamo a fare Eastwood e Bronson. Ma chiedere tutela non significa pretendere licenza assoluta di uccidere, provare pietà per un rapinato colpito da una condanna severissima non significa celebrare l’omicidio, ritenere sproporzionata una pena non implica abolire il codice o la Costituzione. Distinzioni elementari, dunque proibitive per molti. Per l’occasione si convoca anche «l’arcivescovo consulente del Papa» e gli si fa dire «Basta con i tribunali fai da te, si rischia la deriva da Far West» (ovviamente), con l’aggiunta che «I populismi minano l’Europa cristiana» (l’immigrazionismo, l’accoglienza sfrenata e l’illegalità diffusa e tollerata invece le fanno benissimo?). Ah, «law and order», «l’ondata securitaria», «la caccia al diverso», «armi e muri», «l’argine di civiltà» in pericolo. Perfino la richiesta di grazia, prevista notoriamente non certo per gli assolti ma per chi sia stato riconosciuto colpevole, diventa pressione eversiva sul Quirinale: istituzioni raccontate come d’acciaio quando ammoniscono il governo diventerebbero di cristallo di Boemia quando si vedono rivolgere una semplice domanda.

 

 

A ogni modo, il carcerato dovrebbe preventivamente pentirsi, flagellarsi, regolarizzarsi con i guardiani della coscienza sedicente progressista. Che basti, nessuna garanzia: intanto lo faccia, e pure in fretta. Il caso Roggero è tragico perché non offre una morale da cartone animato. Due uomini sono morti. Secondo il sistema giudiziario, un limite è stato oltrepassato. Ma quel limite era stato gettato addosso al gioielliere e ai suoi affetti da chi aveva scelto la violenza. Una sentenza non rende irrilevante ciò che è avvenuto prima degli spari, né vieta di domandare se lo Stato sappia proteggere davvero. «Non ci si può far giustizia da soli». Perfetto. Ma il Far West non comincia quando un cittadino reagisce male. Comincia quando lo Stato arriva troppo tardi, scarcera troppo presto e i suoi cantori spiegano alla vittima, il giorno dopo o dopo un lustro, come avrebbe dovuto gestire con disciplina sommessa la paura e il trauma. Poi i buoni e giusti, terminato il pistolotto edificante, spengono il computer e si godono la giornata, sicuri che anche la prossima volta, come al solito, il terrore toccherà ad altri.

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