Garlasco, l'avvocato di Venditti a valanga su inchiesta e revisione: "Trecento pagine di nulla"
Trecento pagine che non bastano. Non bastano a riaprire un processo, non bastano a scardinare diciotto anni di sentenze, non bastano – secondo chi le ha lette con occhio tecnico – nemmeno a giustificare il clamore che le ha accompagnate. Domenico Aiello, avvocato dell'ex procuratore Mario Venditti, è stato netto a “Quarto Grado”, il programma condotto da Gianluigi Nuzzi in onda venerdì sera alle 21.20 su Rete 4. L'istanza di revisione del processo Garlasco non avrebbe i presupposti per essere presentata. E quella che qualcuno aveva già ribattezzato la prova chiave – l'impronta numero 33 – per il legale è soltanto “un'illusione”.
Aiello non ha usato mezzi termini nel valutare il materiale prodotto dalla nuova indagine. "Non ci sono gli elementi per il semplice motivo che non c'è nulla di nuovo in queste 300 pagine, nulla, non c'è una sola virgola di nuovo a favore di Stasi e non c'è niente contro Sempio", ha dichiarato l’avvocato, aggiungendo: "Questa è un'indagine, una conclusione a metà strada tra il nulla e il niente per il semplice motivo che basta fare un indice e tutto quello che si considera nuovo è stato già trattato dalle sentenze precedenti".
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Una bocciatura che investe sia il merito degli elementi raccolti sia il metodo con cui sono stati presentati. Secondo la lettura di Aiello, il materiale depositato non introdurrebbe alcun elemento inedito rispetto a quanto già esaminato nei precedenti gradi di giudizio: condizione indispensabile, quella del cosiddetto novum, affinché un'istanza di revisione possa reggere davanti alla Corte d'Appello.
Il conduttore Nuzzi ha quindi chiesto ad Aiello se la Procura Generale di Milano intendesse avanzare formalmente la richiesta di revisione. La risposta è stata inequivocabile: "È magistrato troppo esperto e giuridicamente troppo raffinato per procedere a un'istanza di revisione". Un giudizio che suona come un riconoscimento alla competenza tecnica del magistrato, ma che al contempo esclude di fatto la percorribilità di quella strada, almeno allo stato attuale degli atti.
Il nodo più discusso dell'intera vicenda è l'impronta numero 33, quella rilevata sulla scena del crimine che nelle ultime settimane era stata indicata da più parti come elemento potenzialmente dirompente. Nuzzi ha chiesto esplicitamente ad Aiello se potesse costituire il novum richiesto dalla legge. La risposta è stata secca: "Sulla base di un novum che non esiste. L'impronta 33 al momento è un'illusione".
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Una definizione destinata a fare discutere. Aiello lascia intendere che il valore probatorio attribuito a quell'elemento sia stato gonfiato oltre misura, senza una base scientifica o processuale solida abbastanza da sostenere un ribaltamento delle sentenze già passate in giudicato.
Alberto Stasi fu condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione nel 2015 a sedici anni di reclusione per l'omicidio di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007. La riapertura delle indagini e l'emergere del nome di Andrea Sempio hanno riacceso le speranze di chi ritiene la verità giudiziaria ancora incompleta. Le parole di Aiello ridimensionano però quelle aspettative sul piano strettamente tecnico-giuridico, con la durezza di chi non lascia spazio a interpretazioni.
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