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Beatrice Venezi e La Fenice in tribunale: battaglia legale e scontro sul contratto

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Foto: Ansa

Tommaso Manni
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La rottura tra Beatrice Venezi e il Teatro La Fenice rischia di sfociare in una vera e propria battaglia legale, con profili che intrecciano diritto del lavoro, tutela dell'immagine professionale e validità contrattuale: su quest'ultimo punto - a quanto apprende l'Adnkronos - il precontratto sarebbe stato firmato dalla Direttrice d'orchestra ma non controfirmato dal Sovrintendente Nicola Colabianchi. Venezi, che avrebbe dovuto entrare in carica come direttrice musicale della Fenice di Venezia il prossimo 1 ottobre, sta contattando un pool di avvocati specializzati per valutare i margini di impugnazione del provvedimento che ha portato alla risoluzione del rapporto per agire contro la Fondazione lirico-sinfonica veneziana. Venezi considera la risoluzione unilaterale del contratto di direttore musicale da parte del sovrintendente Nicola Colabianchi priva di motivazione, che avrebbe procurato anche un danno alla sua immagine pubblica e alla sua professionalità. Sarebbe questa la spiegazione di un incarico legale più ampio interessando non solo la materia giuslavoristica, ma anche quella civile e penale. Pare che dall'attenzione del pool di avvocati non sarebbe escluso neppure un ambito più ampio, esteso anche a quanti attraverso i media si sarebbero resi, in questi mesi, responsabili di dichiarazioni offensive, false, e diffamatorie, ritenendoli una cosa diversa dalle opinioni legittime pur critiche nei suoi confronti. Le notizie che trapelano da Buenos Aires, dove il maestro Venezi (a lei non piace essere chiamata 'maestra') si trova per dirigere "Pagliacci" e "Cavalleria Rusticana" al Teatro Colon, confermano all'Adnkronos che sarebbe comunque "molto serena", preparandosi a rispondere pubblicamente punto per punto a 360 gradi sull'intera vicenda de La Fenice.

 

Il nodo principale dell'annunciata battaglia legale riguarda la natura dell'accordo tra le parti: da un lato Venezi parla di licenziamento e chiede che ne vengano chiarite le motivazioni; dall'altro, la Fondazione sostiene che esistesse soltanto un precontratto privo di validità giuridica perché non controfirmato dal sovrintendente. A quanto risulta all'Adnkronos, il contratto con cui veniva nominata in carica dal 1° ottobre 2026, per una durata di quattro anni, sarebbe stato firmato solo dalla direttrice d'orchestra mentre mancherebbe la firma di Colabianchi. La lettera formale di risoluzione è stata recapitata il 23 aprile a Lugano, dove l'artista ha la residenza fiscale. Un passaggio che potrebbe avere rilievo anche sotto il profilo della giurisdizione e delle eventuali competenze territoriali, qualora la vicenda approdasse davanti a un giudice. Nel merito, Venezi contesta non solo la decisione ma anche il contesto in cui sarebbe maturata, annunciando l'intenzione di difendersi rispetto a quella che definisce una campagna sistematica di diffamazione e delegittimazione subita negli ultimi mesi. Accuse pesanti - che evocano calunnia, danno reputazionale e possibili richieste risarcitorie - e che potrebbero allargare, dunque, il perimetro della vertenza ben oltre il piano contrattuale. Dal canto suo, la Fenice mantiene una linea difensiva netta: nessun contratto pienamente efficace, dunque nessun licenziamento in senso tecnico. Una ricostruzione che, se confermata, ridimensionerebbe il contenzioso al tema dell'affidamento e delle trattative precontrattuali, ambito comunque sensibile e spesso oggetto di cause civili complesse.

 

Nel frattempo, la tensione attorno al Teatro resta alta. Le lavoratrici e i lavoratori della Fenice denunciano di essere stati bersaglio di minacce e insulti sui social, anche di estrema gravità, a causa della loro protesta contro Venezi, e annunciano di essersi rivolti ai legali per tutele giudiziarie. Posizione condivisa anche dalla Rsu del teatro, che parla di attacchi inaccettabili e ribadisce come la propria azione sia stata sempre finalizzata al rispetto delle prassi interne e alla tutela del clima lavorativo. I dipendenti, tramite un comunicato della Rsu, precisano che "mai e sottolineiamo mai hanno offeso o calunniato né la maestra Venezi né nessun'altra persona o istituzione. La nostra istanza, durata sette mesi, è stata costantemente e unicamente finalizzata al ripristino di quella ordinaria prassi consolidata che garantisce un clima di fiducia e rispetto, presupposto indispensabile per la gestione di un Teatro e che garantisce la più alta resa artistica possibile". Sulla vicenda è intervenuto anche il sovrintendente Nicola Colabianchi, esprimendo "la più ferma e sincera solidarietà a tutti i dipendenti del Teatro che sono stati oggetto di minacce, anche di estrema gravità sui social del Teatro e sui profili social personali. Tali episodi sono inaccettabili e profondamente lesivi non solo della dignità delle persone coinvolte, ma anche dei valori fondamentali di rispetto, civiltà e convivenza che devono sempre caratterizzare la nostra comunità". Al tempo stesso Colabianchi auspica che con i dipendenti "si possa ristabilire in tempi rapidi un clima sereno e costruttivo, che consenta a ciascuno di svolgere il proprio lavoro con la necessaria tranquillità e dedizione, restituendo al Teatro quel contesto di armonia e collaborazione che da sempre ne rappresenta l'essenza. Il nostro Teatro, forte di una storia prestigiosa, e la sua orchestra, composta da professionisti di altissimo livello, devono continuare a essere un luogo di eccellenza artistica, dialogo e rispetto reciproco".

 

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