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Referendum, l'avvertimento di Gratteri: “Faremo i conti”. Il testimonial del No minaccia Il Foglio

Foto: Ansa

Pietro De Leo
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Il capo della Procura di Napoli Nicola Gratteri, tra i volti pubblici contrari alla riforma della giustizia, ha avuto una sortita foriera di un nuovo, enorme, scontro politico. La giornalista del Foglio Ginevra Leganza gli ha chiesto conto di una specie di testacoda mediatico in cui è incappato partecipando alla trasmissione "In altre parole" su La7. Si parlava della canzone vincitrice di Sanremo di Sal Da Vinci, che si intitola "Per sempre sì". Gratteri fa una battuta affermando che il cantante voterà "no". Boutade già circolata e smentita sui social. Il Comitato "Sì riforma" attacca Gratteri. E il Foglio gli chiede conto. Il magistrato, dopo il tentativo di fugar via ogni polemica con un "era tutto uno scherzo", secondo quanto riportato dalla giornalista avrebbe cambiato tono: "Ascolti, se dovete speculare e diffamare persino su Sal Da Vinci, fate pure". Poi ha aggiunto: "Fatelo. Non è un problema. Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti". Alla richiesta di maggiori spiegazioni, risponde: "Nel senso che tireremo una rete". Frasi non proprio rassicuranti, per utilizzare un eufemismo.

 

 

E che infatti scatenano reazioni politiche. Alla Camera, il deputato e responsabile giustizia di Forza Italia Enrico Costa chiede una informativa urgente del Guardasigilli Carlo Nordio. Quella di Gratteri, dice, "è una frase controversa su cui va fatto un approfondimento". Interviene anche il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani: "L'affermazione politica va bene, è l'avvertimento che non va bene e va respinto al mittente. Per fortuna la stragrande maggioranza dei magistrati non la pensa come lui". E aggiunge: "è inaccettabile, quello che mi preoccupa è l'atteggiamento". Ancora dalla maggioranza, il capogruppo di Fratelli d'Italia Galeazzo Bignami sottolinea: "Quando un magistrato parla così nei confronti di una redazione giornalistica la condanna deve essere unanime". Simonetta Matone della Lega ironizza, in riferimento a Gratteri: "Prima del 22 e del 23 marzo può arrestarci tutti a strascico". Anche il sottosegretario con delega all'Editoria Alberto Barachini prende posizione: "Stupisce che una dichiarazione dal contenuto assimilabile a una sorta di intimidazione alla libera stampa arrivi da un magistrato".

 

 

Contattato da Il Tempo, il direttore del Foglio Claudio Cerasa sottolinea che la segretaria nazionale della FNSI è chiara: "In Italia c'è una legge sulla diffamazione chiara: se uno si ritiene diffamato, querela, le 'reti' non attengono alla giurisprudenza italiana e soprattutto le minacce, anche velate, violano l'articolo 21 della Costituzione". E Gratteri? Parlando all'Ansa non fa marcia indietro: "Prendo atto della ennesima polemica. Però io so bene cosa significa essere bersaglio di minacce. Il nostro ordinamento prevede 90 giorni di tempo per presentare una querela penale e cinque anni per l'azione civile. Appena avrò un po' di tempo valuterò se agire nei confronti di quei giornali che ritengo abbiano leso la mia immagine, con querela o con citazione civile". Si vedrà, e però va in archivio un'altra pagina non molto edificante per il capo della Procura di Napoli. Da quando, ospite da Floris, lesse in diretta una dichiarazione di Giovanni Falcone contro il principio della separazione delle carriere, poi rivelatasi inesistente. A quando preconizzò che "voteranno per il Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata". E poi c'è un aneddoto raccontato, a un evento di Libero, dal sottosegretario Alfredo Mantovano, che ricordava parole ascoltate proprio da Gratteri durante una trasmissione televisiva: "Andiamo a vedere sotto e vediamo i numeri. Poi vediamo più avanti se serve altro". "Serve altro cosa?" si domandava Mantovano. "Per caso stiamo parlando di indagini verso chi, sui social, si esprime a favore del Sì?" Vostro onore, non abbiamo altro da aggiungere.

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