Insulti a Liliana Segre, risarcimenti e lavori sociali per evitare il processo per odio razziale
Risarcimenti da 500 a 2000 euro per il Memoriale della Shoah, lavori di pubblica utilità e "lettere di scuse". Sono le proposte che i presunti hater di Liliana Segre, imputati di diffamazione aggravata dall'odio razziale per una serie di insulti antisemiti e minacce razziali rivolte alla superstite dell'Olocausto online e sui social, hanno presentato con i loro legali in Tribunale a Milano nella prima udienza predibattimentale per chiedere di accedere all'istituto della messa alla prova che, se concluso con esito positivo, estingue i procedimenti penali. Su 8 imputati del primo filone di indagine, coordinato dal pm Nicola Rosato, la giudice della sesta sezione penale Francesca Ghezzi ha disposto sentenza di non doversi procedere, per remissione di querela da parte della senatrice a vita, nei confronti di 3 di loro che hanno già effettuato delle donazioni-risarcimenti alla Fondazione Memoriale della Shoah di Milano e all'ente caritatevole Opera San Francesco.
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Dei 5 imputati rimasti uno ha scelto di affrontare il processo con il rito abbreviato, un secondo ha proposto 2mila euro di risarcimento per la Fondazione e lavori di pubblica utilità all'interno dell'associazione politico-culturale e blog 'Qualcosa di Sinistra'. Proposta accolta in astratto dal Tribunale che però ha respinto l'ipotesi dell'ente chiedendo al difensore di individuare una realtà meno politicamente marcata e suggerendo la "Caritas" o comunque una struttura "per bisognosi". Un terzo soggetto ha proposto 500 euro di risarcimento perché pensionato e per via delle limitate "disponibilità economiche" qualunque altro importo sarebbe per lui “faticoso". Alla prossima udienza del 9 aprile proporrà anche un programma di lavori di pubblica utilità.
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Discorso simile per un altro imputato che vivrebbe con la pensione di invalidità a casa della madre in "situazione economica disagiata". Ha lasciato aperta la possibilità di concordare più avanti una "somma" sulla base delle "possibilità economiche". La giudice ha chiesto di documentare, entro una settimana prima della prossima udienza, la "situazione patrimoniale" che è una delle condizioni necessarie per accedere alla messa alla prova. I coinvolti, nella prossima udienza, fissata per il 9 aprile, dovranno dimostrare di aver versato i risarcimenti (tra i 500 e i 2mila euro), di aver presentato lettere di scuse alla donna sopravvissuta al campo di concentramento di Auschwitz e di aver trovato enti idonei per effettuare lavori di pubblica utilità.Nel frattempo a metà marzo partirà un altro filone processuale: è stata fissata l'udienza preliminare con circa 20 imputati sempre di diffamazione aggravata da odio razziale e minacce nei confronti della 95enne sopravvissuta al genocidio degli ebrei e assistita dall'avvocato Vincenzo Saponara.
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