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Social e dipendenze, Feltri: "Non colpevoli della negligenza dei genitori"

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La città di New York ha presentato una denuncia formale contro cinque dei maggiori social network (TikTok, Instagram, Facebook, Snapchat e YouTube) per aver "incoraggiato una crisi di salute mentale tra i minori a livello nazionale". Un lettore de Il Giornale, partendo da questa notizia, ha chiesto un parere sulla rete e sull'uso che i giovani ne fanno al direttore editoriale Vittorio Feltri. "È ora che qualcuno si assuma le proprie responsabilità e anche di cambiare registro", ha scritto l'uomo. Il giornalista, dopo aver riportato i fatti, si è rivolto al suo interlocutore così: "Tu stesso riporti la tua esperienza personale, raccontando che i tuoi nipoti non si scollano dai telefonini, persino durante i pasti, quando sarebbe buona norma deporre il cellulare e condividere il momento conviviale con i familiari. E questo, in effetti, è sintomo di una sorta di dipendenza da social network, patologia di cui sono affetti tuttavia non soltanto i nostri ragazzi ma anche i genitori e persino i nonni, non tutti virtuosi come te". 

 

 

Feltri, però, si è detto "costretto a dissentire". Qual è il punto di vista del direttore editoriale del quotidiano? "Non soltanto il permanere troppo a lungo sui social è nocivo e produttivo di abuso e assuefazione. Anche l’alcol, i farmaci, il cibo, lo sport, quando vengono consumati o, nel caso dell’attività fisica, eseguiti, senza regole, senza limiti e senza discernimento determinano danni psicofisici di ampia portata che possono sfociare persino nella morte. Eppure non ci sogniamo di demonizzare, ad esempio, il cibo, di vietarlo, di metterlo al bando poiché potrebbe renderci obesi", ha premesso. Per il giornalista, puntare il dito contro i maggiori social network non è la soluzione al problema. "Sono i genitori a dovere supervisionare bambini e adolescenti, stabilendo quando e quanto lo smartphone può essere adoperato, impegnandosi poi a verificare i tempi trascorsi sui social e le pagine visitate e intervenendo nel caso in cui notassero qualcosa di preoccupante. I social network non sono colpevoli delle negligenze e dell’assenza di padre e madre, o di genitore 1 e genitore 2, ricorrendo al lessico progressista", ha affermato. 

 

 

E ancora: "Purtroppo, fa molto comodo al babbo e alla mamma consegnare nelle manine del figlioletto il telefonino troppo precocemente per farlo stare zitto, tenerlo buono, distrarlo. Così la creatura si abitua a maneggiare costantemente certi aggeggi. È colpa di chi Facebook lo ha creato o è colpa di chi ha messo al mondo quei bambini eppure non ha avuto cura di educarli come si dovrebbe?". Quindi l'affondo agli adulti e all'incapacità di educare: "Aggiungo, infine, che i nostri figli ricalcano i nostri stessi comportamenti. Se stanno ore ed ore sulla rete è perché vedono gli adulti di riferimento fare lo stesso. Andare alla ricerca del solito capro espiatorio non cambierà le cose. Serve una presa di coscienza collettiva. Quindi, la prossima volta, intervieni, imponi ai tuoi nipoti di non sedersi a tavola con il telefono", ha concluso. 

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