alleato

Migranti, Musk sta con l’Italia: “Sovranità violata dalla Germania”

Pietro De Leo

L’Italia trova un alleato turboglobale nel complicato confronto sulla Germania sul dossier immigrazione. Si tratta di Elon Musk, patron di Tesla e di X. In una serie di post sul social di cui è proprietario, il vecchio Twitter che ha rinominato, ha preso posizione a favore del Belpaese attaccando Berlino per la vicenda dei finanziamenti alle ONG. L’altroieri, il primo round. Musk condivide il post di un utente con un filmato in cui si mostrava il salvataggio di un gruppo di migranti nel Mediterraneo. L’utente in questione scriveva che poi queste persone sarebbero state «scaricate in Italia». E aggiungeva che queste ONG sono sovvenzionate dal governo tedesco. Musk, nel rilanciare il post, si poneva una domanda: «L’opinione pubblica tedesca è d’accordo?». Addirittura, l’account ufficiale del Ministero degli Esteri tedesco replicava: «Sì, e si chiama salvare vite umane». Il tycoon controreplica: «Quindi ne siete davvero orgogliosi. Interessante». Poi aggiunge: «Francamente dubito che la maggioranza dell’opinione pubblica tedesca lo sostenga. Avete fatto un sondaggio?». E ancora: «Non costituisce sicuramente una violazione della sovranità dell’Italia il fatto che la Germania trasporti un gran numero di immigrati clandestini sul suolo italiano?». Quest’ultima parte, peraltro, è stata rilanciata anche dal vicepresidente del Consiglio italiano Matteo Salvini: «Elon Musk - ha scritto a sua volta - esprime lo stesso pensiero di milioni di italiani».

 

 

Musk, peraltro, al di là dell’impatto mediatico che i suoi tweet possono esercitare, esprime un concetto del tutto realistico sul piano interno tedesco, mettendo in dubbio che questa linea politica da «pull factor» del governo di Berlino (e particolarmente del ministro degli Esteri Annalena Baerbock) possa non incontrare il favore della propria opinione pubblica (addirittura, in un altro post, auspica che l’Esecutivo sia mandato a casa). Lo dimostra in modo chiaro la presa di posizione dei due partiti di opposizione CDU e CSU, realtà del centrodestra moderato, entrambe appartenenti al PPE ma che in questo confronto delle ONG si sono schierate senza equivoci a fianco di Roma. C’è poi un altro aspetto dell’uscita di Musk, più generale. Non sono infrequenti le sue sortite nella dimensione politica, in tematiche di respiro globale. Ricordiamo, per esempio, il tentativo di mettere nero su bianco un documento con alcuni punti per favorire la pace tra Russia e Ucraina (poi rispedito al mittente). In questi giorni, invece, ha abbracciato la causa migratoria svolgendo un sopralluogo di persona a Eagle Pass, confine tra Texas e Messico. «L’immigrazione illegale va fermata, ma io sono super favorevole ad espandere e semplificare quella legale». E poi aggiunge: «Chiunque dimostri di essere un lavoratore, onesto e talentuoso, dovrebbe essere autorizzato a diventare americano. Punto». Tutto questo, scritto «come immigrato negli Stati Uniti», visto che Musk è di origine sudafricana.

 

 

Un interventismo, il suo, che ne rafforza la collocazione nel quadrante «destro» nel contesto politico-culturale, definita da tempo. Numerosi sono stati i suoi attestati di stima a Donald Trump ed è proprio in una diretta (non proprio filata liscia sul piano tecnico) su X che Ron DeSantis, governatore della Florida, ha annunciato la propria candidatura alle Primarie per i Repubblicani. Musk incarna quella terra di confine tra attori dell’economia globale e politica, in cui spesso le sue dimensioni si fondono e la prima condiziona la seconda. Tema complicato. Ma intanto, il suo intervento ha esercitato un effetto-volàno sull’istanza italiana.