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Vittorio Feltri: "In galera per il loro bene". Violenza e giovani, così spiazza tutti

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“Il fenomeno crescente delle violenze sessuali di gruppo di cui si macchiano minori e neomaggiorenni va ricondotto all’esibizionismo patologico di cui soffrono i giovani di oggi, i quali postano i loro crimini, che considerano prodezze, sulla rete, facendosene vanto. Se non curiamo questa malattia, saremo costretti ad assistere ad una escalation di brutalità”. Inizia così l’editoriale di Vittorio Feltri sull’edizione del 31 agosto di Libero dopo le continue notizie di violenze perpetrate ai danni di donne e quelle sugli animali, come quella che ha riguardato la capretta di Agnani, vicino Frosinone. Ed è proprio su tale episodio che si sofferma il giornalista: “Questo club di piccoli promettenti criminali, dato che ha filmato lo spettacolo sanguinario, anzi horror, e lo ha pubblicato sui social network con orgoglio, fierezza, contentezza, quasi sia normale massacrare una vita nel corso di una festicciola e riderne beatamente. Vi confesso che orrori di tale genere non mi sconvolgono meno delle violenze sessuali. Eventi come questi ci indicano non soltanto l’incapacità dei genitori di trasmettere ai figli il rispetto nei confronti di ogni forma di vita, quindi anche la sensibilità che non è innata ma si acquisisce mediante l’educazione, la civilizzazione, la creazione di una coscienza sociale che sfocia nel sapere vivere in una comunità osservando diritti e doveri, ma anche un malessere profondo, una frustrazione spaventosa, una miseria umana abissale che alberga nell’animo di questa gioventù smarrita e spietata, scellerata e perversa. Perciò, sostanzialmente infelice”. 

 

 

“Nelle scuole - tuona Feltri - andrebbe insegnato l’amore verso gli animali, magari attraverso un contatto diretto con fauna e flora, con la natura. Solamente così potremo salvarci dal rischio, ahimè concretissimo, di precipitare ulteriormente in una spirale di barbarie che inghiottirà gli ultimi brandelli della nostra umanità. Personalmente, se fossi padre di un adolescente il quale partecipasse a atti come quello di Anagni, mi domanderei dove io abbia fallito e mi impegnerei - la proposta del direttore editoriale di Libero - affinché non gli venisse risparmiata la galera. Per il suo bene”.

 

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