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“Una pandemia finisce quando ne inizia un'altra”. Cosa sa Remuzzi sul Covid

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“Ne siamo usciti insieme, tutti”. All’indomani della decisione dell’Oms di dichiarare la fine dell’emergenza mondiale dovuta al Covid torna a parlare Giuseppe Remuzzi, Direttore Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, che intervistato dal Corriere della Sera traccia un bilancio lasciato dalla pandemia: “Il Covid non è più una emergenza di salute globale. Ma il virus c’è ancora, evolve, mette a rischio anziani e fragili, ma il livello di preoccupazione si è ridotto in modo importante. Fa parte della storia di tutte le pandemie. Qualche studioso afferma che una pandemia finisce davvero solo quando ne comincia un’altra”. Una previsione che lascia qualche timore.

 

 

Ma Remuzzi è comunque raggiante per l’addio al Covid: “Questa è una grande vittoria della scienza. Abbiamo ottenuto un vaccino in 8 mesi, quando nessuno degli esperti pensava che fosse possibile. I governi di Usa e Unione europea hanno investito cifre enormi a fondo perduto, confidando nella scienza. Abbiamo imparato molto, capendo l’importanza di gesti semplici per la propria protezione individuale. Quindi sì, per me ne siamo usciti migliori. Niente in tempo così breve ha mai fatto così bene all’umanità come il vaccino, tranne la scoperta dell’acqua potabile”.

 

 

E poi l’assalto ai no-vax: “Tredici miliardi di dosi somministrate, per 5,5 miliardi di persone vaccinate. Significa che i morti in linea teorica collegabili al vaccino sono lo 0,0029 per cento. Esistono più possibilità di perdere la vita in un incidente d’auto, o lasciando il gas acceso in cucina”. Chiusura contro le virostar: “Ci sono trasmissioni - punta il dito Remuzzi - che hanno confuso le idee in modo quasi intenzionale, mettendo le persone una contro l’altra invece di fare informazione, e hanno fatto dei danni. Noi medici ci siamo prestati al gioco, questo è vero. Ci trovavamo contro personaggi di ogni genere che ci contestavano con argomenti discutibili. Ma l’unica cosa che sembrava contare era la capacità di bucare il video. Non siamo stati capaci di far capire al pubblico che la scienza non procede per certezze, ma per gradi di probabilità”.

 

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