Cerca
Edicola digitale
+

Caro carburanti, per gli aiuti cestinare l'Isee e usare i redditi. Altrimenti si mortifica il ceto medio

Foto: Lapresse

Paolo Reboani
  • a
  • a
  • a

Nei giorni scorsi l’Istat ha diffuso dati positivi sulla fiducia delle imprese e dei consumatori. Ancora una volta il Paese reale sembra offrire una fotografia diversa rispetto alle previsioni. Ora attendiamo il dato dell’inflazione che sarà un importante termometro della crescita dei prezzi durante la prima parte dell’estate. Le previsioni non sono ottimistiche ma valuteremo la misurazione reale. Nell’immediato però il governo deve ridurre – con poche risorse a disposizione, al momento - l’impatto dell’aumento dei prezzi per famiglie e imprese. Di fronte ad una situazione economica internazionale che resta complessa – e che possibili (ma non auspicabili) rialzi dei tassi di interesse potrebbero rendere ancora più difficile – le scelte del "buon pescatore" che siede a via XX Settembre sono, oggi, limitate. Infatti fino al 22 settembre, quando usciranno i dati Istat su crescita e finanza pubblica, non vi sono molti margini di manovra e le possibili agibilità finanziarie compreso lo scostamento di bilancio - saranno percorribili solo con la legge di Bilancio. Questo deve essere ben chiaro a tutti. Dopo avere agito in misura orizzontale, garantendo un contenimento generale dell’impatto energetico, il governo ha deciso ora di concentrarsi sui settori e sulle famiglie più vulnerabili. Un compito difficile perché ora tutti si definiscono "settori in crisi e famiglie deboli" e l’attuazione di interventi simili ha una complessa architettura esecutiva. Un rischio appare subito evidente e deve essere evitato: penalizzare il cosiddetto "ceto medio" con un’incongrua struttura di interventi mirati.

Proviamo dunque a fissare qualche caposaldo. In primo luogo, evitare tassazioni estemporanee sulle imprese, anche quando stanno beneficiando di importanti utili. Se non condivise a livello internazionale ne minano la competitività, se non costruite con severi meccanismi sanzionatori determinano immediate traslazioni sui costi per gli utenti; soprattutto negano alla radice l’identità di questa maggioranza, assimilando la all’opposizione (e questo sarebbe un errore strategico grave). Meglio intervenire con provvedimenti - possibilmente concordati altrimenti imposti a valle del mercato, quali un azzeramento o un congelamento dei costi dei conti correnti bancari/postali (e anche dei mutui) ovvero del prezzo dei carburanti alla pompa per un anno. L’effetto sarebbe più immediato e non comprometterebbe i conti delle aziende. Peraltro, andrebbero previsti subito incentivi o aiuti per la ristrutturazione di impianti di raffinazione. In secondo luogo, evitare di assumere errati riferimenti reddituali per gli aiuti alle famiglie. L’Isee, utilizzato in queste settimane in alcune Regioni, presenta gravi lacune strutturali – e per questo meriterebbe una sostanziale revisione – che portano ad escludere le famiglie (italiane) veramente vulnerabili. Meglio l’utilizzo delle dichiarazioni reddituali, con l’obiettivo di raggiungere anche tutto il ceto medio (quindi limite tra 50mila e 60mila) e nello stesso tempo non solo il lavoro dipendente (inclusi i pensionati) ma anche il lavoro autonomo che tanto rappresenta dell’Italia produttiva. In terzo luogo, seguendo le flessibilità europee già possibili, reindirizzare i fondi comunitari su misure di aiuto alle famiglie o alle imprese distraendole da altre priorità che potranno poi essere soddisfatte con la manovra di bilancio. In questo ambito, un segnale importante può essere dato alle famiglie italiane con un massiccio intervento di riduzione degli abbonamenti ferroviari e del trasporto pubblico locale, per studenti, lavoratori (e pensionati). La ripresa della scuola e del lavoro sarebbe così "meno dolorosa" per tanti italiani.

Infine, sui settori la scelta non potrà essere indolore (considerato che gli aiuti alle imprese possono essere molto costosi) ma certamente autotrasporto (ivi compreso il settore taxi), agricoltura/pesca ed edilizia oggi rischiano di andare in gravissima sofferenza e di traslare l’aumento dei loro costi sulle imprese e le famiglie. Per loro occorre trovare subito delle soluzioni che riducano l’impatto dei costi energetici. Tra computer che trasmettono, dati che arrivano ed un camino che lo guarda beffardo il ministro dell’Economia e Finanze dovrà sperimentare tutta la sua pazienza e tutta la sua capacità di leggere il futuro prossimo per costruire il pacchetto di interventi. Guardare il cielo sopra XX settembre non è poi così differente che interpretare il cielo sopra il lago di Varese.

Dai blog