Finalmente la parola che aspettavamo: "condizionalità"
Complimenti al ministro Matteo Piantedosi. Nel vertice europeo di ieri dei ministri degli Interni, il titolare del Viminale non si è limitato a rivendicare il buon lavoro svolto dall’Italia contro gli sbarchi di immigrati (quest’anno meno 55% rispetto all’anno scorso) e nemmeno a reiterare la proposta (eccellente) che chiameremo Meloni-Fredriksen di hub in Africa per prevenire le ondate di clandestini.
No, il ministro ha fatto di più, e, come potete leggere nel suo intervento che oggi Il Tempo pubblica, ha finalmente introdotto nel dibattito la parola che aspettavamo: «condizionalità». Traduciamolo in termini brutali: sei un Paese africano? Vuoi commerciare con l’Ue? Vuoi far arrivare i tuoi prodotti? Su un altro piano, vuoi usufruire di aiuti e cooperazione dai 27 membri dell’Unione? Vuoi ad ogni livello avere un buon rapporto con l’Europa? E allora devi accettare una doppia condizione, devi farti carico di un doppio onere. Primo: non devi far partire clandestini. Secondo: se sono già partiti, te li devi riprendere.
Si tratterebbe di una svolta, e noi ci auguriamo che l’Italia metta tutto il suo peso per trasformarla in iniziativa politica vincente. Esattamente com’è già accaduto nei mesi scorsi (ancora una volta, merito di Meloni e Piantedosi) con la lista unica europea dei paesi africani e asiatici dove rimpatriare gli irregolari. E allora, amici lettori, è il momento di enunciare una onesta verità. Tante volte c’è motivo di criticare la politica. Ma per due volte in pochi mesi, l’Italia è stata protagonista, su un tema cruciale, di un capovolgimento in positivo delle politiche europee.
Dove prima regnava una linea di cieca accoglienza, oggi è finalmente maggioritaria una impostazione seria e rigorosa. Non lo si deve agli strilloni alla Vannacci (che ieri è riuscito nell’impresa di dare ragione a Sanchez nelle critiche all’Italia) e non lo si deve a una sinistra italiana che ormai va contromano in autostrada. Lo si deve invece a Giorgia Meloni e al suo ministro degli Interni, che meritano un grande plauso. Quanto a Sanchez, oltre che spiaggiato a Lanzarote per le sue (im)meritate vacanze, è ormai politicamente accerchiato e battuto. Bene così.
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