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Capezzone: non serve Freud, fate parlare i compagni e confesseranno tutto (senza volerlo)

Foto: Il Tempo

Daniele Capezzone
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No, non serve Sigmund Freud e non occorrono nemmeno sofisticate analisi psicopolitiche. È sufficiente lasciar parlare i compagni a briglia sciolta, e quelli (senza volerlo) confesseranno tutto, incluse le loro pulsioni profonde, le attitudini antiche e sempre nuove, malamente nascoste dietro il mascheramento politicamente corretto di questi anni. Prendi Pier Luigi Bersani, il più esperto e indubbiamente anche il più simpatico dei dinosauri ex comunisti: un misto di bonomia emiliana e «archivio del partito». L’altra sera viene intervistato in tv a «4 di sera» su Rete 4 e si lascia sfuggire, su Fakir, l’incredibile definizione «l’uomo ucciso». Chiaro, no? Non ha mica detto: «L’uomo morto». E il lapsus è altamente rivelatore di come davvero Bersani la pensi. Se Fakir è stato «ucciso», allora qualcuno sarà responsabile di quella uccisione: la logica non permette interpretazioni diverse. Ma non basta ancora.

 

 

Poco più tardi Bersani aggiunge che il sindaco Matteo Lepore «ha fatto il suo dovere» (testuale) e conclude: «Dobbiamo metterci a fare i poliziotti noi che siamo di sinistra?». E anche qui c’è da trasecolare, come se «polizia» e «sinistra», nel lessico e nel pensiero bersaniano, fossero realtà dai dna non compatibili, entità destinate a non incontrarsi mai come due rette parallele. E forse è vero, noi lo pensiamo da tempo. Ma sentirlo «confessare» così apertamente fa una certa impressione.

 

 

Ps Da un po’ Bersani sfida i liberali a spiegare come possano stare dalla parte della destra. Non so se come spiegazione sia sufficiente, anche perché indubbiamente pure il centrodestra ha i suoi difetti, ma a volte può bastare un’intervista di Bersani in tv a convincere gli eventuali dubbiosi su dove non debbano assolutamente collocarsi: a sinistra.

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