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In Spagna caso Covid esploso grazie ai giudici, Ma la magistratura italiana cosa sta facendo?

Daniele Capezzone

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Shhhhh, fate piano, non fate rumore, e soprattutto non disturbate la gran pennica della magistratura. Combattiva, adrenalinica, overcaffeinizzata quando si trattava di condurre la campagna referendaria contro il «fascismo» (inesistente), contro la «sottomissione alla politica» (ma quando mai), per l’indipendenza delle toghe (mai discussa da nessuno). Ma - prima e dopo, con meritorie quanto rare eccezioni - sonnecchiante quando si tratterebbe di fare luce sulla malagestione dell’emergenza Covid.


Provate a immaginare la situazione a parti invertite, con il centrodestra eventualmente al governo ai tempi della pandemia e una gestione commissariale in mano a qualche manager indicato da Fratelli d’Italia. In quel caso non serve tanta fantasia per immaginare un festival delle procure, un carnevale di avvisi di garanzia, una raffica di intercettazioni sparacchiate a pioggia nelle redazioni progressiste.
E invece, siccome i fattacci riguardano piddini e grillini, tutto tace. Intendiamoci bene: qui siamo garantisti e mai ci sogneremmo di usare l’arma giudiziaria verso chicchessia. La presunzione di innocenza, per noi, è e resta sacra sempre. E però (ecco il punto: essere garantisti non vuol dire essere ciechi) tutti vediamo e sentiamo una strana inerzia, una curiosa assenza di inchieste, un silenzio assordante.


Prendi i due lati più grossi della faccenda. Il primo è il maxi appalto da 1 miliardo e 250 milioni. Ricapitoliamo: mascherine non a norma, dunque insicure, e magari indossate da sanitari e pazienti nella falsa convinzione di essere protetti. Non solo: il materiale è stato pagato tre o quattro volte il prezzo di mercato. Non basta ancora: tutto senza controlli Anac. E con una strana sottrazione alla Consip del suo compito naturale: effettuare acquisti per la pubblica amministrazione, inclusa la protezione civile. Bisognava che tutto fosse in capo al gran baraccone commissariale.


Domandiamo: non ci sono ipotesi di reato? Tutto bene? Secondo lato della faccenda, e qui ci trasferiamo presso lo studio legale Alpa, l’ex luogo di lavoro di Giuseppe Conte (che in quel momento non era più lì, essendosi trasferito a Palazzo Chigi). Esistono imprenditori che sostengono di aver ricevuto da ex colleghi di Giuseppi richieste anomale di commissioni, o di aver pagato parcelle esorbitanti, o comunque di esser stati oggetto di pressioni indebite.


Torniamo a domandare: tutto normale? Qualche procura intende farsi carico dell’onere di chiarire i fatti? Chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale sa cosa sarebbe successo se nell’occhio del ciclone ci fossero stati politici o manager o professionisti riconducibili all’area di centrodestra: sarebbero stati sbranati vivi.


Noi - qui - ci guardiamo bene dallo sbranare chicchessia. Chiediamo solo a chi si sta godendo un riposino (rigorosamente togato) di svegliarsi e svolgere qualche indagine. Accompagnando il lavoro eccellente che sta svolgendo la Commissione parlamentare di inchiesta. Chiediamo troppo?

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