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Il Cristianesimo libera, l'Islam sottomette. Quella cultura che non è integrabile

Foto:  Ansa 

Giancristiano Desiderio
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L’islam sottomette, il cristianesimo libera. Lo possiamo vedere, ormai, ogni giorno con cronache a noi vicine, vicinissime, come dimostra l’inchiesta di Alessandro Bertoldi su Il Tempo. Facciamo un piccolo passo indietro e mettiamo in fila i fatti. Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, ha giurato sul Corano, è nemico di Israele e non ha rinnegato l’«intifada globale». È l’esatto opposto della «religione della libertà» da cui deriva la democrazia liberale nella quale vive l’Occidente della pluralità delle fedi, delle culture, delle ideologie. Se vogliamo continuare a vivere nella libertà dobbiamo essere consapevoli che la cultura islamica non è integrabile. Giovanni Sartori negli ultimi tempi, sia nei suoi libri sia nei suoi articoli sul quotidiano di via Solferino, sottolineava non solo la difficoltà ma l’impossibilità di integrare l’islam con la cultura occidentale e la democrazia liberale. Nell’islam, infatti – sottolineava l’autorevolissimo Sartori – non vi è nessuna distinzione tra politica e religione e, al contrario, la politica è concepita come una forma di integralismo religioso e la religione come una modalità di imperio politico. Quella che Michel Houellebecq chiama «sottomissione» – dal titolo del suo romanzo più recente – è l’espressione più compiuta dell’islam in cui politica e religione non si distinguono e non si limitano a vicenda ma s’integrano e si disintegrano impedendo il nascere sia dello Stato sia della coscienza morale come suo argine. Detto in due parole: l’umano come forma di auto-governo non è contemplato nella cultura islamica.

Ricordate Oriana Fallaci? Nessuno ha sottolineato, anche prima dell’11 settembre 2001 e della pubblicazione de La rabbia e l’orgoglio, questo preciso aspetto irrinunciabilmente anti-liberale della cultura islamica che non solo è incompatibile con la democrazia liberale ma la distrugge. Purtroppo, la Fallaci – peraltro sempre in prima linea nella difesa della vita libera delle donne – è stata presa per pazza dalla sinistra indigena che per la sua storia ha sempre difficoltà a riconoscersi nella “religione della libertà”. Ciò che è comune, infatti, al cattolicesimo liberale e al liberalismo, ossia la necessaria cultura della limitazione del potere per far risaltare la libertà umana degli individui, delle persone, delle famiglie, delle imprese – di quello che si chiama "ceto medio" da cui, in fondo, tutto dipende – è assente nella cultura politica della sinistra che provenendo dal marxismo considera la politica uno strumento non per limitare il potere ma per potenziarlo per realizzare la verità che ritiene di avere in tasca.

Un disastro culturale che ci portiamo dietro da due secoli e che, forse, come in fondo voleva Augusto Del Noce, è inscritto nella stessa Modernità che ha in sé qualcosa di sinistro. L’incontro tra islamismo e sinistra avviene su questo terreno culturale prima che sul cavallo di Troia della strategia elettorale. Ai liberali, da qualunque parte vengano, non resta altro da fare che smontare il corto-circuito tra islamismo e politica, respingere i sofismi che confondono il pluralismo con il multiculturalismo, integrare gli individui e non le comunità, difendere la “religione della libertà” come pre-condizione della vita civile. Questa – ora lo si sa con la prova dei fatti – non è una battaglia della sinistra italiana. Dinanzi al “caso Hannoun”, al “caso Abdu”, al terrorismo di Hamas e alla solidarietà della Flotilla ed a ciò che comporta, i politici di sinistra, i sindacalisti, gli intellettuali, i giornalisti, i fumettisti fischiettano, si girano dall’altra parte o, addirittura, rivendicano la lotta. Qual è lo scandalo più grave di questi mesi e anni? L’indottrinamento e la manipolazione della gioventù italiana.

Guardiamo l’orrenda realtà in faccia: figure vicine ad Hamas hanno intrattenuto rapporti con i politici e attraverso le giornaliere manifestazioni di piazza pro-pal si è costruita una capillare propaganda in cui il soggiogamento dei palestinesi di Gaza ad opera dei terroristi è stato funzionale ad alimentare l’antisemitismo. Il dovere della sinistra italiana era quello di smontare la spirale perversa di terrorismo-propaganda-antisemitismo invece strumentalizzando il conflitto israelo-palestinese l’ha legittimata sulle vite e sulla formazione dei giovani che sono stati coinvolti confidando sull’ingenuità, sull’innocenza, sull’illusione. Il nemico non era il terrorismo ma Benjamin Netanyahu e attraverso il governo israeliano, accusato addirittura di genocidio, s’intendeva colpire il vero obiettivo: Giorgia Meloni e il governo italiano. La colpa più grave di questa perversione ideologica (che non risparmia nemmeno intellettuali o autori di sinistra, come Erri De Luca e Francesco De Gregori) è stata l’uso e la corruzione della gioventù. Ancora oggi, dinanzi allo scandalo, si parla con intento manipolatorio del falso genocidio pur di non vedere il buco nero: la propaganda terroristica camuffata da solidarietà. Come se avessero giurato sul Corano a scopo politico. Pura blasfemia. Questa è la via della sottomissione. Noi dobbiamo camminare sulla via della libertà.

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