Amici di centrodestra, siete circondati. O si riconquista un po' di correttezza in tv oppure la corsa verso il 2027 è segnata
Gentili Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani, siete (mi permetto di dire, unendomi a tanti cittadini non di sinistra: siamo) circondati.
Voi siete formalmente al governo, ma al potere ci sono ancora gli altri. Che vuol dire «al potere»? Vuol dire nelle alte e altissime amministrazioni, in non pochi decisivi gangli istituzionali, e in un sistema mediatico che, con rare eccezioni, è puntato come un’arma contro di voi.
Non si tratta (prevengo grillini e piddini) di stilare il computo aritmetico delle percentuali di presenza dei partiti nei pastoni dei tg (circostanza rilevante essenzialmente per le mamme dei deputati che compaiono): quei numeri sono in equilibrio. E non si tratta nemmeno di esaminare a una a una le scelte (non di rado assai discutibili, pure «per colpa della destra») relative a questo o quel conduttore dell’una o dell’altra rete pubblica o privata. Questo tipo di logica non ci interessa.
Si tratta invece di capire come funzioni la «definizione dell’agenda»: quale sia il meccanismo che induce gli elettori a discutere di un certo tema, e il modo in cui poi quella questione venga concretamente trattata.
Ecco: nell’Italia del 2026, l’agenda è largamente scritta dalla sinistra mediatica. È la sinistra mediatica a organizzare il rimbalzo multicanale e multimediale di un certo tema (nelle ultime settimane: Minetti, Flotilla), che viene rimpallato e moltiplicato da una trasmissione all’altra, da un giornale a un tg. Ed è ancora la sinistra a organizzare (e la destra ad accettare) arene tv basate sul «tre contro uno», con il rappresentante della presunta maggioranza che è convocato come un imputato o un San Sebastiano da infilzare con le frecce.
Risultato? Se Il Tempo fa venti giorni di controinchiesta su «mafia e appalti», se ne parla appena per dieci minuti in un solo programma (grazie a Salvo Sottile); se altri mettono in campo temi farlocchi ma funzionali al racconto di sinistra, si fa una settimana intera di talk-show con la destra «imputata».
Prendiamo gli ultimi eventi. Tra Modena-Firenze-Cosenza, ci sarebbe molto da discutere sul rischio del terrorismo in Italia (di matrice islamista o originato dalla mancata integrazione delle seconde generazioni). E invece che si fa? A reti e testate pressoché unificate la cosa va in dissolvenza dopo un giorno (nel quale peraltro ci si è soffermati sul «disagio psichico» o si è processata un’esternazione di Salvini), salvo invece virare sulla Flotilla, di nuovo a reti e testate unificate, mentre in altri paesi (cito la Francia) il tema non si è nemmeno affacciato sulle prime pagine dei quotidiani.
Ora, chi scrive non ha «soluzioni» in tasca: quelle ce le hanno solo i maghi e gli imbroglioni, spesso figure tra loro intercambiabili. Bravura degli altri a manipolare? Errori da questa parte? Non so. Ma anche un bambino comprende che, se non si otterrà un minimo di correttezza e di equilibrio sulle reti pubbliche e private da qui alle elezioni, l’esito rischia di essere segnato.
Ed è un peccato, come testimonia anche l’analisi dei sondaggi. Ieri su Il Tempo Luigi Crespi ha mostrato (cifre alla mano) come il racconto del «sorpasso» da parte del campo largo sia largamente infondato. Eppure circola, come profezia che qualcuno desidera far avverare. Sarà meglio sbrigarsi a reagire.
Dai blog
Ultimo annuncia il nuovo album: così lancia il concerto dei record
Colpaccio De Martino, reunion Maneskin sul palco di Sanremo
Gabry Ponte: "San Siro Dance sarà una festa per tutti"