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Rompere l'accerchiamento della comunicazione ostile

Daniele Capezzone
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Nella battaglia politica, in qualunque circostanza - propizia o nefasta - c’è un doppio elemento che decide chi siano i vincitori e i vinti: per un verso, il fatto che il governo disponga di una solida iniziativa politica che lo renda capace di imporre i temi in discussione; per altro verso, il fatto di prevalere o soccombere nella comunicazione. Spesso, i due fronti sono collegati: a un’iniziativa politica più debole corrisponde inevitabilmente anche una comunicazione meno forte; ma può anche accadere che un governo abbia una sua agenda, e però sia largamente accerchiato nel dibattito pubblico.


Non so quale di queste due evenienze si sia determinata, ma è pacifico che oggi il centrodestra stia attraversando un momento delicato. Auspico che il governo (su tutto: sulla crisi energetica, sui rapporti con un’Ue inaffidabile, oltre che sul trittico tasse-sicurezza-immigrazione) decida e metta sul tavolo le carte che vuol giocarsi da qui a fine legislatura. E confido che ciò accada. Ma non posso fare a meno di constatare la facilità disarmante con cui per ora i nemici del centrodestra riescono a imporre la propria agenda mediatica e a oscurare i temi sgraditi.


Brigata ebraica cacciata dal corteo del 25 aprile? Tranne Il Tempo, già non se ne parla più. Terzo attentato a Trump? A reti unificate, è scattato il processo alla vittima. Rischiamo una crisi energetica devastante e un’Ue di pazzi furiosi ci propone smartworking e bikesharing (tradotto: state a casa o uscite in bici)? Non se ne parla. La nostra inchiesta esplosiva su Scarpinato e «mafia e appalti»? In tv, con rarissime eccezioni, il tema non si può nemmeno sfiorare.


E invece stiamo qui a parlare solo della grazia a Nicole Minetti. Intendiamoci: è sacrosanto svolgere ogni scrupolosa verifica, che tutti (sottolineo: tutti, nessuno escluso, a partire dalla Procura della Corte d’Appello di Milano) avrebbero dovuto compiere prima. Se le ragioni umanitarie (un bimbo ammalato) saranno confermate, il provvedimento di grazia si sarà rivelato giusto. Se invece saranno accertati comportamenti inappropriati di Minetti e del suo compagno, come ha affermato Il Fatto Quotidiano, sarà corretto revocarla. Non bisogna mai avere paura della verità. Non solo: come leggete oggi su Il Tempo, ammesso che un errore marchiano ci sia stato, l’avrebbero probabilmente commesso proprio i magistrati. Eppure è stato un gioco da ragazzi per il solito plotone di esecuzione televisivo tentare di mettere sotto tiro il governo.


E come mai? Perché la partita della comunicazione è strutturalmente squilibrata. Vi pare improntata ai principi di correttezza dell’informazione la programmazione de La7? Ancora: vi sembra che il difficile (anzi difficilissimo, lo riconosco) lavoro di riequilibrio di anni di sbilanciamento a sinistra della Rai stia procedendo bene e a velocità adeguata? E infine: anche il mondo Mediaset, che ha deciso da semestri la riconversione della linea di diverse trasmissioni, considererà o no il fatto che è in corso in Italia un’operazione volta a sfregiare la memoria di Silvio Berlusconi? Un giorno il caso Dell’Utri, un altro il caso Minetti: saranno coincidenze, ma i nemici non cambiano. Anche se sono diventati ospiti fissi di certi programmi. Scuotiamoci tutti, prima che sia troppo tardi.

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