Immagina Elly Schlein a Palazzo Chigi con Bonelli e Fratoianni: un incubo
Come prevedibile e previsto, ieri in Parlamento è andato in scena un ennesimo teatrino rosso (e pure verde, fucsia e rosé: tutte le sfumature care ai compagni) contro il ministro Tajani e il governo sulla politica estera.
Ricapitoliamo. Da una parte c’è uno schieramento che, con la straordinaria credibilità conquistata all’estero da Giorgia Meloni, ha consolidato il ruolo italiano di media potenza capace di parlare con gli Usa, di giocare una partita europea (per la prima volta) senza sudditanza verso Parigi, di tenere un rapporto con Londra, di marcare un protagonismo in Africa, di tessere una tela con le forze asiatiche filo-occidentali (Giappone, Corea del Sud). In particolare, per ciò che riguarda il Board of peace, l’Italia fa benissimo a dire sì a un ruolo da paese osservatore: perché farsi tagliare fuori da un formato che potrà essere utilizzato dagli Stati Uniti per affrontare, dopo Gaza, le altre principali crisi e gestire le ricostruzioni?
E dall’altra parte, invece, chi c’è? Lasciamo da parte i miserabili slogan di ieri pronunciati contro Tajani sul presunto «colonialismo» occidentale, e vediamo i protagonisti del cosiddetto campo largo. C’è chi trafficava con Hannoun, ci sono gli ex zatteranti della Flotilla, ci sono gli amichetti dei picchiatori «antifa», oltre che - sparsi e spersi - gli adoratori di Maduro e Khamenei, gli orecchianti di Pechino e di Mosca, fino agli ultimi piccoli fans del collassante regime cubano.
Immaginateli tutti insieme in occasione del giuramento di un nuovo governo nel 2027: Elly Schlein Presidente del Consiglio, Angelo Bonelli alla Difesa, Nicola Fratoianni agli Esteri, Giuseppe Conte all’Economia. E poi, per sovrammercato, una Boldrini con delega ai Servizi e una Albanese Commissaria Ue. E Ilaria Salis, direte voi? Ecco, lei alla Casa: non è chiaro se la sua o la vostra. Più che un dream-team, un nightmare-team. Per l’appunto, meglio fermarci qui: anche gli incubi devono avere un termine.
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