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Agenti aggrediti, la piazza Zelig e i pretesti della violenza

Tommaso Cerno
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Come uno Zelig della violenza, capace di assumere le fattezze che più gli fanno comodo, all’inizio si spacciavano per studenti, impegnati per un mondo libero contro l’oppressione dei palestinesi a Gaza. Presto scoprimmo che era una balla e che in quella piazza c’erano le falangi armate della sinistra extraparlamentare, dai centri sociali agli anarchici, con l’obiettivo di fare casino. Un casino che come un’eco si è riverberato nel Paese perché nessuno a sinistra si è alzato a dire basta, a partire da Elly Schlein. Poi, dopo averci raccontato la filastrocca su Trump, i pericoli per la democrazia, l’oligarchia e altre fregnacce simili, erano tornati in piazza contro i fascismi, risultando loro l’unico regime violento che alberga nella nostra Italia.

 

 

 

Guarda caso erano le stesse facce della volta prima, stessa violenza, stessa organizzazione da guerriglia. Poi Trump ha vinto ed è arrivata perfino la tregua fra Israele e Hamas, così i nostri sedicenti studenti da pro Pal sono diventati pro Ramy, in quattro e quattr’otto, a spiegarci che i cattivi sono i carabinieri e i buoni sarebbero loro. Con l’effetto di fomentare bande di immigrati in giro per le città che non solo delinquono ma da qualche giorno si sentono autorizzati a minacciare e aggredire le forze dell’ordine.

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