
Agenti aggrediti, la piazza Zelig e i pretesti della violenza

Come uno Zelig della violenza, capace di assumere le fattezze che più gli fanno comodo, all’inizio si spacciavano per studenti, impegnati per un mondo libero contro l’oppressione dei palestinesi a Gaza. Presto scoprimmo che era una balla e che in quella piazza c’erano le falangi armate della sinistra extraparlamentare, dai centri sociali agli anarchici, con l’obiettivo di fare casino. Un casino che come un’eco si è riverberato nel Paese perché nessuno a sinistra si è alzato a dire basta, a partire da Elly Schlein. Poi, dopo averci raccontato la filastrocca su Trump, i pericoli per la democrazia, l’oligarchia e altre fregnacce simili, erano tornati in piazza contro i fascismi, risultando loro l’unico regime violento che alberga nella nostra Italia.

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Guarda caso erano le stesse facce della volta prima, stessa violenza, stessa organizzazione da guerriglia. Poi Trump ha vinto ed è arrivata perfino la tregua fra Israele e Hamas, così i nostri sedicenti studenti da pro Pal sono diventati pro Ramy, in quattro e quattr’otto, a spiegarci che i cattivi sono i carabinieri e i buoni sarebbero loro. Con l’effetto di fomentare bande di immigrati in giro per le città che non solo delinquono ma da qualche giorno si sentono autorizzati a minacciare e aggredire le forze dell’ordine.
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