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Su Gaza e Ucraina le Nazioni Unite vedono il mondo alla rovescia

Riccardo Mazzoni
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Mettiamo in fila tre recentissimi episodi di rilevanza globale per evidenziare come stiamo progressivamente precipitando nell’era del mondo alla rovescia, in cui un Occidente debole e confuso ha ormai perso, forse per sempre, la sua centralità. Partiamo dal clamoroso «documento transatlantico» sottoscritto da oltre 800 funzionari pubblici americani ed europei in servizio attivo e indirizzato alle rispettive cancellerie per denunciare sia «le gravi violazioni del diritto internazionale» imputate a Israele per la risposta militare dopo il pogrom del 7 ottobre, sia la complicità attribuita all'Occidente nella realizzazione di «una delle più gravi catastrofi umanitarie del secolo», fino a potenziali scenari di «pulizia etnica o genocidio». È quantomeno irrituale che centinaia di funzionari in carica, coperti dall’anonimato, facciano pressioni sui loro governi per prendere le distanze da Israele, unica democrazia mediorientale, con una lettera esplosiva in cui si citano «possibili crimini di guerra» compiuti dal governo di Tel Aviv ma non si fa mai alcun cenno ai crimini di Hamas. Questi diplomatici, per avere un briciolo di credibilità, avrebbero dovuto almeno iniziare il loro j’accuse con una condanna netta e inequivocabile nei confronti dell’organizzazione terroristica che, pianificando e attuando l’attacco del 7 ottobre, ha iniziato la guerra seminando morte, decapitazioni e stupri tra la popolazione civile l’unica cui colpa era di essere ebrea. L’obiettivo di questo appello molto anomalo è uno solo: intensificare le pressioni internazionali per fermare il conflitto di Gaza confezionando così un oggettivo regalo ad Hamas.

 

 

Secondo punto: la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia ha respinto la richiesta di archiviazione di Israele decidendo di procedere nella verifica delle accuse di genocidio mossegli dal Sudafrica: si tratta solo di una sentenza preliminare, ma dall’alto valore simbolico e politico, perché riconosce la presenza di alcune azioni «che sembrano in grado di rientrare nella Convenzione sul genocidio del 1948». Oltre che sul dossier presentato dal Sudafrica, per il loro pronunciamento i giudici si sono basati anche sui rapporti delle Nazioni Unite che da mesi denunciano i raid nella Striscia lasciando invece trapelare una certa «comprensione» per i crimini di Hamas. Emblematica la frase pronunciata dal segretario generale Guterres al Palazzo di Vetro («È importante riconoscere che gli attacchi di Hamas non sono arrivati dal nulla. Il popolo palestinese è stato sottoposto a 56 anni di soffocante occupazione»), denunciando «le chiare violazioni del diritto umanitario internazionale che si stanno consumando nella Striscia». Il mondo alla rovescia, appunto.

 

 

E veniamo all’altro fronte di guerra, quello ucraino: il 31 gennaio scorso la Corte internazionale di giustizia dell’Onu ha emesso la sentenza definitiva nella controversia con la Russia avviata dall'Ucraina nel gennaio 2017, assolvendo di fatto Mosca e respingendo l’accusa di Kiev alla Federazione russa di finanziare il terrorismo. In base a questa sentenza, le Repubbliche separatiste di Donetsk e di Lugansk sarebbero dunque legittime, in palese contrasto con tutti i pronunciamenti internazionali sul diritto ucraino a mantenere l’integrità territoriale. Non solo: tutte le richieste di risarcimento presentate dal governo di Kiev sono state respinte, con piena soddisfazione del Cremlino, che ha subito rimarcato come il tribunale dell’Onu abbia rifiutato «di riconoscere la Russia come Stato aggressore». Siamo dunque nel mondo dei paradossi, e il primo paradosso si chiama proprio Onu, ente ormai in tutta evidenza più dannoso che inutile, mentre in Occidente sta prendendo campo un’élite intenta a demolire storia, cultura e valori lavorando per il nemico nel momento in cui la nostra civiltà è sotto il più micidiale attacco concentrico degli ultimi decenni.

 

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