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Pd, Schlein ossessionata dall'Europa si scorda degli italiani

Annalisa Chirico
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«L’Europa che vogliamo» è il titolo dell’evento promosso da Elly Schlein, a Roma, negli stessi giorni di Atreju. Qualcuno l’ha definito una «contro Atreju», la risposta «democratica» alla manifestazione meloniana. Il segretario Pd ha replicato che l’appuntamento era in programma da tempo, poco importa. Schlein ha fatto bene a non restare a guardare, tanto più dopo aver declinato l’invito a salire sul palco della destra allestito nei pressi di Castel Sant’Angelo. L’esito, però, è parso un filo paradossale. Mentre dalle parti di Fratelli d'Italia si discuteva di salari e tasse, di famiglia e giustizia, di riforme costituzionali e ambiente, nella reunion tutta europeista e sull’Europa, al teatro 7 dei Tiburtina Studios, dominava il confronto su come rendere l’Europa migliore e più solidale, con pesi massimi, a vario titolo arruolati nell’establishment europeo, come l’ex presidente della Commissione Romano Prodi, l’attuale Commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni, l’italiano d’Europa Enrico Letta (incaricato, da Ursula von der Leyen, di redigere un rapporto sullo sviluppo del mercato unico). Chez Meloni si alternavano ministri e parlamentari italianissimi, è comparso pure il Ct della Nazionale Spalletti (in quota «panem et circenses»), con qualche ospite d’eccezione del rango di Elon Musk, per darsi un tocco global.

 

 

Al convegno democratico, invece, esponevano le proprie idee sul futuro dell’Unione europea tre ex premier di centrosinistra (di cui soltanto uno, Prodi, asceso a Palazzo Chigi in seguito a una vittoria elettorale). Per carità, parlare di Europa è sempre cosa buona e giusta, oggigiorno i vincoli e le politiche europee gravano enormemente sull’azione dei governi nazionali, come dimostra il difficile negoziato sul nuovo Patto di stabilità e sul Bilancio pluriennale dell’Ue. Eppure un Pd in cerca di rilancio, un Pd in cerca di una «connessione sentimentale» con le maggioranze che da tempo hanno smesso di votare a sinistra, forse avrebbe bisogno di parole d’ordine più facili e dirette, più ancorate alla realtà quotidiana che gli italiani vivono.

 

 

Chi pensa di poter scaldare i cuori dei cittadini con dotte disquisizioni su un’Europa che non scalda affatto (e anzi appare sempre più gigante burocratico e nano politico), mostra una distanza abissale dalla vita reale. Provate ad entrare in un bar, mi verrebbe da dire: domandate alle persone quale sia l’Europa che vogliono, e gli avventori vi guarderanno increduli e poi torneranno a parlare dei figli, delle bollette da saldare e delle liste d’attesa in ospedale. Una sosta in un bar, talvolta, è risolutiva.

 

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