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il commento

Un italiano su tre se ne andrebbe dall’Unione europea: l’affondo di Paragone

L’altro giorno Repubblica ha sfornato i risultati di un sondaggio periodico sul feeling degli italiani verso l’Europa e le sue istituzioni. Secondo questo sondaggio il 29 per cento degli intervistati voterebbe per una uscita; si tratta di un trend in discesa rispetto agli anni passati ma sempre alto, robusto e consolidato se si tiene conto della propaganda a senso unico e del «bullismo» autorizzato contro chi osa alzare la testa e promuovere un dibattito critico. Lo so bene io che appartengo a quel campione di italiani che ritiene uno svantaggio restare nella gommosa e appiccicaticcia Unione Europea, proiezione burocratica dell’Europa (concetto diverso). In tal senso mi piacerebbe promuovere due domande ai miei concittadini: 1) siete disposti a rinunciare alla cittadinanza italiana per essere solo cittadini europei?, e soprattutto 2) siete disposti a rinunciare al brand «Made in Italy» per quello «Made in Ue» con tanto di sostituzione del tricolore con la bandiera blu coronata di stelle? La domanda non è peregrina perché tale nuova carta d’identità sarà l’approdo finale del processo europeista e voglio vedere la piccola e media impresa italiana andare alla conquista dei mercati internazionali senza la forza di un brand che di per sé vale il posizionamento, il sogno, il desiderio.

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In questi giorni alle Scuderie del Quirinale è di scena una rassegna fotografica interessante: «L’Italia è un desiderio». Il biglietto da visita sono i faraglioni di Capri. I faraglioni sono due scogli che diventano icona di desiderio, terminale di visite e di fotografie (oggi i selfie) perché inebriano di mito, di sogno, di desiderio appunto. Quei faraglioni sono Capri, sono Italia. E, scusate, non sono Europa, il cui sguardo esclude il valore culturale - e non solo - del Mediterraneo. Diversi anni fa, di fronte alla crisi e alla disperazione del popolo greco, qualcuno a Berlino pensò di mettere il Partenone come garanzia del salvataggio. Per fortuna non ci riuscirono, ma diciamo che le infrastrutture greche furono prese facilmente d’assalto dai colossi tedeschi e, soprattutto, il principio padronale fu inserito in quel Mes di cui oggi tanto si parla sotto forma di bail-in.

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L’Europa non appassiona, non ha una identità, è solo una sovrastruttura burocratica persino di scarso peso politico. Ma sta dentro una narrazione artefatta che alla lunga ci scoppierà in faccia. L’Europa fu salutata come un sogno, come la grande opportunità per le giovani generazioni: a conti fatti tutto questo miracolo non si vede. A meno che tu non sia una multinazionale o un player finanziario, con grandi disponibilità economiche per fare lobby. Ecco perché dobbiamo difendere i prodotti italiani, il saper fare italiano; il j’accuse dell’altro giorno del direttore di Coldiretti, Vincenzo Gesmundo, a difesa dell’agroalimentare italiano è uno scatto d’orgoglio coraggioso e da imitare.

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