General

Competenze digitali: pubblicata la prima prassi al mondo su come si certificano cittadini ed educatori

Pubblicata da UNI la UNI/PdR 193:2026: è il primo documento, in Italia e a livello internazionale, che definisce come devono essere organizzati e controllati gli esami basati sui framework europei DigComp e DigCompEdu

C’è un nuovo riferimento per la certificazione delle competenze digitali di cittadini ed educatori. UNI – Ente Italiano di Normazione ha infatti pubblicato la UNI/PdR 193:2026, una Prassi di Riferimento che stabilisce criteri e garanzie per la costruzione, lo svolgimento e la sorveglianza degli esami destinati a verificare le competenze digitali secondo i framework europei DigComp e DigCompEdu. Si tratta del primo documento elaborato da un ente di normazione, in Italia e a livello internazionale, dedicato nello specifico alle modalità con cui queste competenze devono essere certificate.

La novità nasce da un’esigenza diventata sempre più evidente negli ultimi anni. I due framework europei, elaborati dalla Commissione europea attraverso il Joint Research Centre, descrivono rispettivamente 21 competenze digitali per i cittadini e 22 per gli educatori, ma non stabiliscono come debba essere verificato il loro effettivo possesso. In assenza di regole condivise, il mercato delle certificazioni ha quindi seguito percorsi differenti, con modalità di esame e livelli di controllo non sempre omogenei.

La nuova Prassi di Riferimento punta proprio a introdurre criteri comuni, definendo le condizioni alle quali un esame può essere considerato affidabile, verificabile e coerente con i framework europei.

Nessun corso obbligatorio per sostenere l’esame

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda l’accesso alla prova. La UNI/PdR 193:2026 stabilisce infatti che non possono essere imposti percorsi formativi obbligatori come condizione per accedere all’esame. Il candidato, dunque, non deve essere obbligato ad acquistare corsi, materiali didattici o servizi di tutoraggio dall’organismo che effettua la certificazione.

Una distinzione particolarmente significativa in un settore nel quale, secondo quanto evidenziato nel documento, possono coesistere soggetti che effettuano direttamente la certificazione e operatori che propongono contemporaneamente formazione e valutazione. La nuova prassi interviene quindi anche sul principio di separazione tra preparazione all’esame e verifica delle competenze.

La procedura prevede inoltre precise modalità di identificazione del candidato. L’identità dovrà essere verificata attraverso SPID, CIE o sistema eIDAS, mentre l’esame dovrà essere sostenuto interamente in un’unica sessione, continua e sorvegliata. Non sarà quindi possibile suddividere la prova in momenti diversi o ottenere la certificazione di singoli livelli o di singole aree di competenza.

Anche la sorveglianza viene regolamentata: nelle prove a distanza è previsto un sorvegliante ogni 50 candidati, mentre per gli esami svolti in presenza il rapporto scende a uno ogni 30.

Attenzione anche alla privacy

Un altro capitolo importante riguarda i dati raccolti durante lo svolgimento dell’esame. La UNI/PdR 193:2026 pone limiti precisi alle modalità di controllo dei candidati, escludendo il trattamento di dati biometrici e la raccolta automatizzata di informazioni relative ai comportamenti durante la prova, come i tasti digitati, i movimenti del mouse o l’attività svolta su Internet, qualora questi dati vengano utilizzati per costruire indici di rischio.

La Prassi esclude inoltre l’installazione di software di controllo appartenenti a soggetti terzi. E per chi non intenda sottoporsi a sistemi di monitoraggio automatico dovrà essere disponibile una modalità alternativa per sostenere l’esame, senza che questa scelta comporti conseguenze negative per il candidato.

Anche il certificato dovrà rispondere a criteri di trasparenza. Chi lo riceve dovrà poter verificarne autonomamente la validità, senza essere necessariamente costretto a collegarsi ai sistemi informatici dell’organismo che lo ha emesso. La validità della certificazione è fissata in due anni.

Un lavoro durato più di un anno

La nuova prassi è il risultato di un lavoro iniziato nel luglio 2025. La proposta è arrivata da IDCERT S.r.l. Società Benefit e Fondazione Italia Digitale, mentre il documento è stato elaborato dal Tavolo UNI “Valutazione delle competenze digitali”, aperto il 23 luglio dello scorso anno. Al tavolo hanno preso parte rappresentanti del Ministero dell’Istruzione e del Merito, ACCREDIA, FLC CGIL, CISL Scuola, Unioncamere, ASSOTIC - Conforma -UN.I.O.N., All Digital, EGInA e Gruppo IQC-Pomiager. Il testo è stato inoltre sottoposto a consultazione pubblica, conclusasi il 24 marzo 2026.

Un percorso articolato, proprio perché la certificazione delle competenze digitali ha ormai assunto un peso concreto anche sul piano amministrativo. In Italia queste certificazioni possono infatti essere utilizzate per ottenere punteggio nelle graduatorie scolastiche, rientrare tra i requisiti di accesso per alcuni profili del personale ATA e rispondere alle richieste previste da bandi pubblici. La necessità di criteri condivisi riguarda quindi non soltanto il mondo della formazione, ma anche quello del lavoro e della pubblica amministrazione.

«Abbiamo cercato se esistesse già, da qualche parte, un documento che dicesse come si certifica una persona su questi framework. Non l’abbiamo trovato. Allora lo abbiamo scritto noi», spiega Simone Aldo Buonporto, presidente di IDCERT e project leader del Tavolo UNI. Il lavoro, sottolinea, è durato più di un anno proprio per coinvolgere i diversi soggetti interessati e arrivare a un documento condiviso.

La pubblicazione della UNI/PdR 193:2026 segna così un passaggio verso una maggiore uniformità nel campo delle certificazioni digitali. L’obiettivo è fare in modo che dietro un attestato non ci sia soltanto una dichiarazione formale, ma una procedura di valutazione costruita secondo regole riconoscibili, controllabili e comuni.

Un tema destinato ad assumere un peso crescente mentre le competenze digitali diventano sempre più centrali nella scuola, nel lavoro e nella vita quotidiana. La nuova Prassi non definisce quali competenze debbano essere possedute: stabilisce come verificarle e come rendere credibile la certificazione che ne attesta il possesso. Ed è proprio questa, in fondo, la novità più importante.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.