Ora Conte sgrida gli italiani: "Non possiamo tornare alla normalità"
Il premier: capisco la delusione, ma siamo ancora in emergenza
«Molti speravano di poter tornare alla normalità ma non ci sono le condizioni. Dobbiamo dirlo in modo molto chiaro e forte». Così il premier Giuseppe Conte in un punto stampa a Milano prima della visita alla Prefettura, «e se riesco stasera vado a Codogno e Lodi». Il premier si presenta risentito davanti ai giornalisti, con la voglia di difendere il provvedimento emanato ieri e sgridare gli italiani delusi dopo il "contentino" annunciato, viste le riaperture molto limitate dal 4 maggio in poi e i divieti ancora in vigore. Praticamente tutti quelli di prima. «Stiamo facendo tanti sacrifici, non è questo il momento di mollare, di un liberi tutti - aggiunge - Questo governo non cerca consenso, vuole fare le cose giuste anche se ciò potrebbe scontentare i cittadini». Conte sottolinea come senza «prudenza e responsabilità la curva dei contagi ci sfuggirebbe di mano. Ci accingiamo ad attraversare la Fase 2 che è di convivenza con il virus, non di liberazione dal virus. Siamo in questa situazione perchè abbiamo avuto 105mila contagiati, 2.300 nuovi al giorno e 250 decessi quotidiani. Se non avessimo un atteggiamento prudente e responsabile questa curva epidemiologica ci sfuggirebbe di mano». Conte ha poi chiarito la questione delle visite ai congiunti che ha creato tanti dubbi: «Non si potrà andare a casa altrui a trovare amici, parenti e fare festa, si andrà a trovare persone con cui ci sono rapporti di parentela e solidi rapporti affettivi». Sulla questione delle funzioni religiose ancora vietate il premier si difende così: «Spiace il rammarico della CEI e della Chiesa italiana. Non c'è alcun atteggiamento materialista o insensibilità nei loro confronti, ma c'è una grande rigidità del Comitato tecnico-scientifico sul fatto che la pratica religiosa è statisticamente un grande centro di focolai epidemiologici. Però lavoreremo per stabilire un protocollo di massima sicurezza per garantire a tutti i fedeli di partecipare alle celebrazioni liturgiche in piena sicurezza». Sulla sua presenza in Lombardia giudicata tardiva spiega: «Non sono venuto a Milano prima perché nella fase più acuta la mia presenza avrebbe potuto essere addirittura di intralcio, ma nella prima occasione utile era già nei proponimenti di venire. Sarò a Milano, sarò a Brescia, sarò a Bergamo e se riesco già stasera a Codogno e Lodi. Poi non posso dimenticare Piacenza. Ritornerò presto perchè adesso do meno fastidio agli operatori che stanno operando nell'emergenza».
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