Economia Civile, Albanese: «Non confondiamo crescita e sviluppo»
«Oggi più che mai è necessario distinguere tra crescita e sviluppo. Per molti anni abbiamo misurato il progresso quasi esclusivamente attraverso indicatori economici quantitativi, dando per scontato che l'aumento della ricchezza producesse automaticamente benessere diffuso. La realtà ci mostra che non è così. Possiamo crescere senza ridurre le disuguaglianze, senza migliorare la qualità della vita e senza tutelare il capitale naturale e sociale».
A dichiararlo è Marina Albanese (Prof.ssa di politica economica e Direttore del Centro interdipartimentale di Ricerca LUPT, Università degli studi di Napoli Federico II), andando a toccare alcuni dei punti che saranno al centro dell’ottava edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile.
In vista della kermesse che si è ormai accreditata come l’annuale appuntamento sui temi dell’economia civile e sociale in Europa (a Firenze dall’1 al 4 ottobre), Albanese sottolinea come lo sviluppo «richiede una visione più ampia, capace di integrare competitività, sostenibilità e coesione. L'economia civile ci propone una visione alternativa, attuale, ma che fonda le sue radici nel passato, ricordando che il mercato non è soltanto un luogo di scambio, ma uno spazio di relazioni, fiducia e cooperazione, un luogo in cui imprese, istituzioni, Terzo settore e cittadini condividono la responsabilità di costruire valore economico e valore sociale. Parlare oggi di economia dello sviluppo significa pertanto interrogarsi sulla capacità dei territori, delle imprese, delle istituzioni e delle comunità di generare benessere condiviso e duraturo».
Entrando nello specifico del FNEC, Albanese dichiara: «Il Festival Nazionale dell'Economia Civile è diventato negli anni uno dei principali luoghi di confronto su questi temi con l'obiettivo di trasformare il dibattito in un laboratorio di idee e di esperienze concrete. L'edizione 2026 proseguirà il percorso avviato negli ultimi anni, presentando nuove ricerche sullo stato dell'economia civile e sociale italiana e dando voce alle migliori pratiche che stanno innovando territori, imprese e comunità, sperimentando nuovi modi di produrre valore. Il Festival vuole mettere in rete queste esperienze, offrire strumenti di lettura della realtà e contribuire a costruire una cultura dello sviluppo che abbia al centro la dignità delle persone, la qualità delle relazioni e il futuro delle comunità. Perché l'economia civile non è una nicchia dell'economia: è una prospettiva per ripensare lo sviluppo del Paese».
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