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Dietro il ring c'è un esercito invisibile. La storia che nessuno racconta di BKFC Italy

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Quando le luci si abbassano, il countdown compare sui maxischermi e il primo fighter percorre la passerella verso il ring, il pubblico vede soltanto la parte più affascinante dello spettacolo.

Vede l'energia, l'adrenalina, la musica, il boato dell'arena.

Quello che non vede è tutto ciò che è stato necessario per arrivare fino a quel momento.

Organizzare un evento internazionale come BKFC Italy significa vivere per mesi in una dimensione dove non esistono orari, weekend o festività. Il telefono squilla continuamente. Le riunioni iniziano all'alba e terminano a notte fonda. Ogni giorno porta con sé nuovi problemi da risolvere e nuove responsabilità da affrontare.

Dietro ogni evento esiste un gruppo di persone che lavora praticamente ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette. Non cercano visibilità. Non salgono sul ring. Non ricevono applausi. Ma senza di loro nessun evento potrebbe esistere.

Il promoter è il primo ad arrivare e l'ultimo ad andare via.

È colui che investe capitali enormi senza alcuna garanzia di successo. Ogni decisione comporta un rischio economico importante. Ogni contratto firmato rappresenta un impegno. Ogni ritardo, ogni imprevisto, ogni cambiamento dell'ultimo minuto ricade sulle sue spalle.

Ma il denaro è soltanto una parte della storia.

Esiste un mondo fatto di autorizzazioni, commissioni tecniche, documentazione, piani di sicurezza, verifiche strutturali, rapporti con Prefettura, Questura, Comune, Vigili del Fuoco, ASL, Commissione di Pubblico Spettacolo, broadcaster internazionali, sponsor, partner tecnici e decine di fornitori che devono lavorare come un unico organismo.

In Italia tutto questo assume una complessità ancora maggiore.

La burocrazia rappresenta spesso una delle sfide più difficili da affrontare. Ogni autorizzazione richiede tempo, competenze e un dialogo continuo con le istituzioni. Basta un dettaglio fuori posto per rallentare un intero progetto.

Eppure il vero pensiero che accompagna ogni organizzatore non riguarda il palco, le luci o gli effetti speciali.

Riguarda la salute degli atleti.

Ogni fighter entra nel ring dopo aver superato un rigoroso percorso di controlli medici. Neurologi, medici di bordo ring, ambulanze, personale sanitario, protocolli internazionali e sistemi di emergenza vengono predisposti con un solo obiettivo: proteggere chi sale a combattere.

Perché dietro lo spettacolo c'è prima di tutto una responsabilità morale.

Poi arrivano gli imprevisti.

Un volo cancellato. Un container che ritarda. Un fighter che si infortuna. Una modifica richiesta dalle autorità. Un cambio televisivo. Un problema tecnico. Un fornitore che non rispetta i tempi.

Sono situazioni che il pubblico non vedrà mai.

Ed è proprio questo il lavoro del promoter: risolvere cento problemi prima ancora che qualcuno si accorga che esistano.

BKFC Italy è diventata una realtà capace di portare nel nostro Paese uno degli spettacoli sportivi più seguiti al mondo. Non è accaduto per caso.

Dietro questo progetto ci sono la visione di Gabriel Rapisarda, la direzione operativa di Luigi Perillo e una squadra composta da professionisti, tecnici, medici, ingegneri, addetti alla sicurezza, responsabili della produzione, volontari e collaboratori che condividono un'unica missione: costruire un evento all'altezza dei più grandi standard internazionali.

Ognuno svolge un ruolo fondamentale. Nessuno può permettersi di sbagliare.

Quando il pubblico applaude un knockout spettacolare, probabilmente non immagina che dietro quei pochi minuti di combattimento si nascondono mesi di lavoro, migliaia di telefonate, centinaia di riunioni, investimenti importanti e una dedizione assoluta.

Ed è giusto così.

Perché il successo di un grande evento non si misura soltanto dall'emozione che regala, ma dalla perfezione con cui tutto sembra accadere naturalmente.

Quella naturalezza, in realtà, è il frutto del sacrificio di un esercito invisibile.

Un esercito fatto di uomini e donne che lavora lontano dai riflettori, spesso senza ricevere alcun riconoscimento.

Ma è proprio grazie a loro che, quando il presentatore pronuncia le parole "Ladies and Gentlemen... Welcome to BKFC Italy", la magia può finalmente cominciare.

E forse, per una volta, anche chi rimane dietro le quinte merita un applauso.

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