Carlo Gagliardi, EMEA Legal Leader di Deloitte Legal
Intervista a Carlo Gagliardi, EMEA Legal Leader di Deloitte Legal, a capo della strategia della practice a livello europeo, che oggi conta oltre 2.000 avvocati in 25 paesi: un network che unisce competenze locali e capacità di investimento e coordinamento sovranazionale, mettendo a fattor comune tecnologia, metodo e talento. Per i professionisti significa lavorare su mandati cross-border, in team multigiurisdizionali.
A che punto siamo con l'impatto delle nuove tecnologie sulla professione di avvocato? Si parla molto di LegalTech.
Siamo oltre la fase sperimentale: l'intelligenza artificiale è già parte del lavoro quotidiano. Oggi automatizza le attività più ripetitive — revisione documentale, due diligence, ricerca giuridica, prima analisi contrattuale — con guadagni di efficienza fino a pochi anni fa impensabili. Il LegalTech non sostituisce l'avvocato: ne ridefinisce il ruolo, liberando tempo dalle attività a basso valore e spostando il baricentro su consulenza strategica, giudizio e relazione con il cliente. La vera discriminante non è più solo la competenza tecnica, ma la capacità di governare questi strumenti con rigore, mantenendo il controllo su qualità e responsabilità professionale.
Da qui a 3 anni cosa dobbiamo attenderci?
Una trasformazione del modello di servizio. L'AI generativa diventerà infrastruttura ordinaria di studi e direzioni legali, integrata nei processi end-to-end. Cambieranno i modelli di pricing — meno legati alle ore, più al valore e al risultato — e la struttura stessa delle organizzazioni, con team più fluidi che uniscono competenze legali, tecnologiche e di gestione del dato. Crescerà il peso della regolamentazione, dall'AI Act alla governance del dato, che diventerà un'area di consulenza in forte espansione. Chi saprà coniugare eccellenza giuridica e padronanza tecnologica avrà un vantaggio competitivo decisivo.
Quali prospettive per i giovani avvocati? Fare l'avvocato sarà ancora una professione ad alto valore aggiunto?
Sì, resterà una professione ad alto valore aggiunto, ma diversa. L'AI ridurrà le attività di base su cui tradizionalmente i giovani facevano gavetta: questo impone di ripensare la formazione, valorizzando prima pensiero critico, giudizio e competenze relazionali e digitali. Ai giovani chiediamo di essere giuristi capaci di dialogare con la tecnologia e con il business. Le opportunità sono enormi per chi è curioso e versatile: nascono ruoli ibridi — legal engineer, esperti di legal operations e di AI governance — impensabili fino a ieri. Il valore si sposta dal "sapere la norma" al "saper risolvere problemi complessi".
Ci parla della dimensione internazionale della professione alla luce del suo nuovo incarico europeo in Deloitte Legal?
La dimensione internazionale è ormai strutturale. Le imprese operano su mercati globali e chiedono assistenza legale integrata, coerente e senza confini. Come EMEA Legal Leader di Deloitte Legal guido la strategia della practice a livello europeo, nel percorso verso un modello "One EMEA": un network che unisce competenze locali e capacità di coordinamento sovranazionale, mettendo a fattor comune tecnologia, metodo e talento. Per i professionisti significa lavorare su mandati cross-border, in team multigiurisdizionali. È una sfida e una grande opportunità: l'Italia, con le sue competenze, ha tutte le carte per essere protagonista.
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