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Fileni con Assobio, Federbio e Legambiente per promuovere l'innovazione nel biologico

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Robot che sarchiano il sorgo, droni che distribuiscono fertilizzanti, piattaforme satellitari che monitorano centinaia di aziende agricole in tempo reale. Non è lo scenario di un futuro prossimo, ma è quanto andato in scena lo scorso mese a Falconara Marittima, in provincia di Ancona, quando il Centro Aziendale Fileni ha ospitato "Fileni in Campo 2026 – Innovazione e responsabilità nel biologico", una giornata di sperimentazione agronomica e confronto aperto tra produttori, ricercatori, associazioni di categoria e istituzioni. Al centro, un tema sempre più rilevante: il futuro dell'agricoltura biologica, che si fonde sempre più con l'agroecologia puntando a un sistema alimentare capace di rigenerare la fertilità del suolo, tutelare la biodiversità e ridurre l'impronta di carbonio. Oggi, infatti, l’agricoltura biologica non è più una nicchia per consumatori attenti, ma è il terreno su cui si gioca una delle sfide più decisive per il futuro del cibo: produrre di più, meglio e in modo sostenibile. Una trasformazione profonda che intreccia innovazione tecnologica, tutela ambientale, benessere animale ed economia circolare, ridisegnando il volto dell’intera filiera agroalimentare.

È questo il messaggio emerso con forza durante l’evento, che ha riunito a Falconara imprese, mondo accademico e associazioni di riferimento come Assobio, FederBio e Legambiente in un confronto che ha acceso i riflettori non solo sulle nuove frontiere del biologico, ma anche sulle alleanze necessarie per costruire un’agricoltura capace di reggere le sfide climatiche ed economiche dei prossimi anni. Il biologico, del resto, parla sempre più il linguaggio dell'innovazione. Nei campi lavorano robot e droni concimatori, sistemi di consociazione colturale, piattaforme digitali che integrano in tempo reale dati agrometeorologici e immagini satellitari per guidare le decisioni agronomiche. Tecnologie che fino a pochi anni fa sembravano sperimentali e che oggi rappresentano strumenti concreti per aumentare sostenibilità ed efficienza.

Oltre alla tecnologia, al centro della riflessione c’è stata anche l’agricoltura biologica rigenerativa, indicata da molti come la possibile chiave per affrontare uno dei problemi più urgenti del settore: il progressivo impoverimento dei suoli. In molte aree agricole, marchigiane e non solo, i bassi livelli di sostanza organica stanno mettendo, infatti, a rischio la fertilità futura dei terreni. Da qui la necessità di interventi strutturali, come rotazioni colturali, colture di copertura e integrazione tra allevamento e produzione vegetale.

Temi affrontati in particolare nel corso della tavola rotonda “Bio-rigenerativo in campo: innovazione, sostenibilità e opportunità nella multi filiera Fileni”, moderata dal professor Angelo Frascarelli dell'Università di Perugia, che ha visto confrontarsi alcune delle principali realtà del comparto agrobiologico italiano e che non ha mancato di produrre spunti interessanti. Assobio, che rappresenta oltre 100 imprese del settore, ha sottolineato come investire in filiere integrate e tracciabili non sia più soltanto una scelta etica, ma una strategia competitiva indispensabile per rispondere a una domanda in continua crescita, in un mercato, quello italiano, che rispetto al resto d’Europa sconta ancora un ritardo strutturale ma che mostra segnali di espansione che non possono essere ignorati.

Legambiente ha invece acceso l’attenzione sul futuro della zootecnia, indicando nel lento accrescimento e negli elevati standard di benessere animale il modello verso cui dovrebbe orientarsi l’allevamento del futuro. Secondo l’associazione ambientalista, le pratiche adottate nel biologico dimostrano che una transizione ecologica concreta nel settore agroalimentare non solo è possibile, ma può – e dovrebbe – diventare un esempio replicabile per altre filiere. Sulla stessa lunghezza d’onda FederBio, che ha ribadito come l'agricoltura biologica rigenerativa acquisti senso pieno solo se radicata in un sistema biologico certificato e rispettoso del modello agroecologico. A fare da filo conduttore tra i diversi interventi, quindi, è stata la convinzione condivisa che il biologico non possa più restare un comparto separato, ma debba dialogare con la ricerca, con le istituzioni e con le altre filiere per affermarsi come un modello agricolo di sistema.

La giornata ha restituito l’immagine di un settore che guarda avanti e fa rete per costruire il proprio domani. Il futuro del biologico italiano non si giocherà, infatti, soltanto nei campi, ma nella capacità di mettere in connessione imprese, ricerca e territori, costruendo un nuovo modello agricolo tecnologico e attento alla salute dei suoli.

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