AI Management Index: i manager italiani sono pronti, le organizzazioni devono accelerare
Il primo indice italiano sulla maturità manageriale nell'adozione dell'intelligenza artificiale, presentato alla Camera dei Deputati da CIDA e AI4I, restituisce il ritratto di un Paese in transizione: l'adozione individuale è già diffusa, la sfida si sposta ora sulla governance e sulle competenze organizzative.
L'Intelligenza Artificiale è già entrata nel lavoro quotidiano dei manager italiani. Non come promessa futura, ma come realtà operativa consolidata: quasi nove dirigenti su dieci — l'89% del campione — dichiarano di utilizzarla nelle proprie attività professionali, e oltre la metà ne registra già benefici concreti in termini di riduzione del tempo dedicato alle attività ripetitive. È questo il primo e più immediato messaggio che emerge dall'AI Management Index (AIMI), il primo indice italiano dedicato alla misurazione della maturità manageriale nell'adozione e nella governance dell'Intelligenza Artificiale, realizzato da CIDA — Confederazione Italiana dei Dirigenti e delle Alte Professionalità — e AI4I, l'Istituto Italiano per l'Intelligenza Artificiale, presentato il 10 giugno 2026 alla Camera dei Deputati nell'ambito delle celebrazioni per gli ottant'anni di CIDA. La ricerca ha coinvolto 1.740 dirigenti e manager italiani appartenenti sia al settore pubblico sia a quello privato.
Il punteggio medio dell'AIMI si attesta a 39,7 punti su 100. Un risultato che non descrive un Paese immobile, ma un sistema in transizione: l'adozione individuale dell'AI procede con ritmo sostenuto, mentre la piena maturazione dei modelli organizzativi necessari a valorizzarne il potenziale richiede ancora investimenti significativi. Quasi tre organizzazioni su quattro non hanno ancora raggiunto un livello avanzato di sviluppo; solo il 12% ha completato il percorso di definizione di una governance formalizzata e attiva. Se la strategia definisce la direzione, la governance definisce le regole del percorso: ed è proprio su questo terreno che si apre oggi uno dei principali cantieri della trasformazione.
«L'AI Management Index ci dice che il management italiano è già entrato nell'era dell'Intelligenza Artificiale. La vera sfida, oggi, non è adottare la tecnologia ma governarla. L'AI non riduce il bisogno di leadership: lo aumenta, lo concentra. Più cresce la capacità delle macchine, più diventano importanti il giudizio umano, la responsabilità delle decisioni e la capacità di dare una direzione al cambiamento. È su questo terreno che si giocherà una parte importante della competitività del Paese nei prossimi anni» spiega Stefano Cuzzilla, Presidente di CIDA.
Tra i cinque pilastri dell'indice — strategia, integrazione nei processi, governance, competenze e capacità di generare risultati — quello relativo alle competenze registra il risultato più basso: il pilastro Human-AI Skills si ferma a 27,2 punti. Il dato non segnala resistenza all'innovazione, ma indica con chiarezza dove occorre intervenire con maggiore urgenza. I manager italiani non chiedono semplicemente più corsi: chiedono formazione applicata ai processi, mentoring, affiancamento e casi pratici. La formazione continua non è più percepita come un'attività accessoria, ma come una condizione necessaria per governare la trasformazione tecnologica.
«I risultati dell'AI Management Index confermano che il management italiano sta affrontando questa trasformazione con attenzione, curiosità e crescente consapevolezza. Le competenze rappresentano uno dei principali fattori di sviluppo per questa nuova fase. Formazione continua, discipline STEM, collaborazione tra università, ricerca e imprese e valorizzazione dei talenti sono elementi essenziali per accompagnare l'evoluzione delle organizzazioni e tradurre il progresso tecnologico in produttività, innovazione e impatto industriale» dichiara Fabio Pammolli, Presidente di AI4I.
Uno degli elementi più originali dell'AIMI è la segmentazione del management italiano in quattro profili distinti. Gli Innovatori (19,8%) vedono nell'AI una leva strategica per la competitività. Gli Attenti alla Governance (22,5%), presenti soprattutto nella Pubblica Amministrazione, pongono al centro regole, responsabilità e controllo dei rischi. Gli Adottatori (27,1%) stanno trasformando la sperimentazione in applicazione concreta. I Ritardatari (30,6%), la quota più ampia del campione, non esprimono ostilità verso l'innovazione, ma mancano ancora di strumenti, percorsi formativi e visibilità interna: è il segmento su cui occorre concentrare con maggiore determinazione gli investimenti in sviluppo manageriale.
L'analisi per settore evidenzia differenze significative. Il comparto ICT registra il livello di maturità più elevato, con 56,4 punti; la Pubblica Amministrazione si colloca in prossimità della media nazionale (39,1), così come l'industria (38,3).
Sul fronte della modernizzazione della PA, il Ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo ha offerto una lettura che inquadra la sfida dell'AI all'interno di una più ampia strategia di trasformazione istituzionale. «Per la Pubblica Amministrazione, l'intelligenza artificiale rappresenta uno strumento strategico per modernizzare i processi e offrire servizi più efficienti agli utenti, cittadini e imprese. Affinché ciò avvenga è necessario rafforzare le competenze manageriali per fare in modo che le nostre persone possano guidare questa imponente transizione senza subirne gli effetti. Nessuna macchina potrà mai sostituire l'ingegno e la creatività dell'uomo. La sfida non è semplicemente adottare strumenti innovativi, ma governarli con visione, competenza e senso delle istituzioni, affinché il progresso tecnologico si traduca in valore e sviluppo sostenibile per il Paese»
L'AIMI introduce infine un elemento particolarmente innovativo: il Visibility Gap Index, che misura il divario informativo all'interno delle organizzazioni. La ricerca mostra come la conoscenza delle strategie e delle scelte legate all'AI diminuisca progressivamente scendendo lungo la scala gerarchica: i vertici vedono la trasformazione in corso, mentre molti livelli intermedi ne percepiscono solo una parte. Ridurre questo gap rappresenta una delle leve più efficaci per accelerare la maturità organizzativa e favorire un'adozione più consapevole e diffusa dell'intelligenza artificiale.
Nel loro insieme, i risultati dell'AIMI confermano una direzione chiara: l'intelligenza artificiale non sostituisce il ruolo del management, ne rafforza la centralità. Più cresce la potenza della tecnologia, più diventano decisive la capacità di orientarla, il giudizio nel suo utilizzo e la responsabilità delle decisioni. È in questo spazio — tra innovazione e governo, tra tecnologia e capitale umano — che si misurerà nei prossimi anni una parte importante della competitività del Paese.
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