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Stalking, quando la paura entra nella vita e trasforma la libertà in una prigione invisibile

Mariastella Giorlandino
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Ci sono ferite che non sanguinano e che, proprio per questo, rischiano di passare inosservate. Non lasciano segni evidenti sulla pelle, ma scavano lentamente nella mente, nelle emozioni e nella vita quotidiana di chi le subisce. Lo stalking appartiene a questa categoria di violenze silenziose. È una forma di persecuzione che si insinua gradualmente nell'esistenza della vittima, alterandone le abitudini, compromettendone la serenità e trasformando gesti ordinari in occasioni di ansia e paura.

Per molto tempo il fenomeno è stato sottovalutato o interpretato come una semplice manifestazione di gelosia, un amore non corrisposto o un corteggiamento eccessivamente insistente. Oggi sappiamo che non è così. Lo stalking rappresenta una delle forme più pervasive di violenza psicologica e relazionale, capace di produrre conseguenze profonde e durature.

«Ancora oggi molte persone faticano a riconoscere la gravità dello stalking perché non sempre si manifesta attraverso aggressioni fisiche. In realtà si tratta di una violenza che agisce sulla libertà, sull'autonomia e sul senso di sicurezza della vittima, minandone progressivamente l'equilibrio psicologico», osserva la dottoressa Mariastella Giorlandino.

Lo stalker è colui che mette in atto una serie di comportamenti ripetuti e indesiderati finalizzati a controllare, intimidire o mantenere un legame con la vittima contro la sua volontà. Telefonate incessanti, messaggi continui, appostamenti sotto casa o sul luogo di lavoro, pedinamenti, intrusioni nei social network, minacce dirette o indirette, danneggiamenti di beni personali e campagne diffamatorie costituiscono soltanto alcune delle modalità attraverso cui si esprime la persecuzione.

Ciò che accomuna questi comportamenti è la loro persistenza. Non si tratta di episodi isolati ma di azioni reiterate nel tempo che finiscono per creare una condizione di allarme costante. La vittima vive nell'incertezza di ciò che potrebbe accadere il giorno successivo, sviluppando un senso di vulnerabilità che invade progressivamente ogni aspetto della sua esistenza.

La paura diventa allora una presenza costante. Si controlla continuamente il telefono, si osservano con sospetto le auto parcheggiate sotto casa, si modificano percorsi abituali, si evitano luoghi frequentati in passato. Attività che per la maggior parte delle persone rappresentano gesti ordinari assumono improvvisamente il peso di una potenziale minaccia.

«La caratteristica più drammatica dello stalking è che la vittima perde progressivamente la percezione di essere libera. Ogni scelta viene condizionata dal timore di incontrare il persecutore o di subire una nuova invasione della propria privacy», sottolinea Giorlandino.

Molto spesso il fenomeno nasce all'interno di relazioni sentimentali concluse. Numerose ricerche hanno evidenziato come una quota significativa degli stalker sia rappresentata da ex partner incapaci di accettare la fine della relazione. In questi casi il rifiuto viene vissuto come un'umiliazione insopportabile e può trasformarsi in un bisogno ossessivo di riconquistare, controllare o punire l'altra persona.

Esistono però anche altre forme di stalking. Alcuni persecutori sono mossi da un desiderio patologico di instaurare una relazione affettiva con la vittima; altri agiscono per vendetta, convinti di aver subito un torto; altri ancora manifestano difficoltà profonde nella gestione delle relazioni interpersonali e interpretano erroneamente segnali di cordialità come prove di interesse sentimentale.

La letteratura scientifica ha evidenziato come in molti casi siano presenti problematiche emotive, relazionali o disturbi della personalità che contribuiscono ad alimentare i comportamenti persecutori. Tuttavia sarebbe un errore pensare che ogni stalker sia necessariamente affetto da una grave patologia psichiatrica. Il fenomeno è complesso e coinvolge dinamiche psicologiche differenti che richiedono valutazioni approfondite caso per caso.

Se la figura dello stalker appare articolata, ancora più complessa è la condizione della vittima. Chi subisce persecuzioni vive infatti una profonda alterazione della propria quotidianità. Le emozioni predominanti sono paura, rabbia, impotenza, vergogna e senso di colpa. Non di rado emerge la convinzione di essere responsabili, almeno in parte, di quanto sta accadendo. Questo vissuto può favorire il silenzio e ritardare la richiesta di aiuto.

In questo percorso di emersione del fenomeno svolgono un ruolo fondamentale le realtà che operano quotidianamente a contatto con le vittime. Tra queste, la Fondazione Artemisia ETS rappresenta da anni un punto di riferimento nell'ambito della tutela delle persone esposte a violenza, abusi e situazioni di particolare fragilità, offrendo percorsi di ascolto, supporto psicologico e orientamento ai servizi di protezione.

«Molte vittime si vergognano di raccontare ciò che stanno vivendo. Temono di non essere credute o di essere giudicate. In realtà il primo passo per interrompere il ciclo della persecuzione è proprio rompere l'isolamento e chiedere sostegno», evidenzia la dottoressa Giorlandino.

L'esperienza maturata dalla Fondazione Artemisia ETS evidenzia come il sostegno tempestivo e multidisciplinare possa incidere in modo significativo sul percorso di recupero della vittima. Psicologi, professionisti sanitari e operatori specializzati contribuiscono infatti a interrompere quel senso di isolamento che spesso accompagna le persone perseguitate.

Le conseguenze psicologiche possono essere estremamente gravi. Studi internazionali hanno dimostrato che le vittime di stalking sviluppano frequentemente sintomi d'ansia, depressione, insonnia, irritabilità e difficoltà di concentrazione. In molti casi compaiono ricordi intrusivi, ipervigilanza e stati di allerta permanenti che ricordano quelli osservati nei soggetti esposti ad eventi traumatici.

Le ricerche condotte negli ultimi decenni hanno documentato come una percentuale significativa di vittime arrivi a modificare radicalmente il proprio stile di vita. Alcune interrompono attività sociali consolidate, altre cambiano lavoro, abitazione o città. Non si tratta di semplici adattamenti ma di vere e proprie strategie di sopravvivenza adottate nel tentativo di sfuggire alla persecuzione.

Particolarmente preoccupante è il legame tra stalking e disturbo post-traumatico da stress. Molte persone continuano infatti a sperimentare conseguenze psicologiche anche molto tempo dopo la cessazione delle molestie. La costante esposizione alla paura produce una trasformazione del modo in cui la vittima percepisce il mondo, gli altri e se stessa.

Nei casi più complessi possono comparire sintomi fisici privi di una causa organica evidente, come cefalee, disturbi gastrointestinali, stanchezza cronica, tensioni muscolari e alterazioni dell'appetito. Corpo e mente reagiscono infatti come un sistema integrato all'esposizione prolungata a una condizione di stress.

Le donne rappresentano una delle categorie maggiormente colpite dal fenomeno. I dati raccolti negli ultimi anni mostrano come una parte significativa degli episodi di stalking sia riconducibile a dinamiche di violenza di genere. Molte persecuzioni iniziano dopo la fine di una relazione e si inseriscono in un contesto caratterizzato da possessività, controllo e incapacità di accettare l'autodeterminazione della donna.

L'avvento delle tecnologie digitali ha ulteriormente modificato il fenomeno. Social network, applicazioni di messaggistica e strumenti di geolocalizzazione hanno ampliato enormemente le possibilità di controllo da parte dei persecutori. Oggi il contatto indesiderato può avvenire ventiquattro ore su ventiquattro, superando ogni barriera fisica e rendendo più difficile per la vittima trovare spazi di tranquillità.

«La tecnologia offre opportunità straordinarie ma può trasformarsi anche in uno strumento di controllo e intimidazione. Per questo è fondamentale sviluppare una cultura della consapevolezza digitale e della tutela della privacy», afferma Giorlandino.

Di fronte a una situazione di stalking è essenziale intervenire tempestivamente. Accanto agli strumenti di tutela previsti dalla legge, risulta fondamentale poter contare su centri specializzati e strutture competenti. In questo ambito la Fondazione Artemisia ETS opera da anni nella prevenzione, nell'ascolto e nell'accompagnamento delle vittime di violenza e di reati che producono importanti conseguenze psicologiche e sociali. Conservare prove delle molestie, rivolgersi alle forze dell'ordine, informare persone di fiducia e richiedere un supporto specialistico rappresentano passaggi fondamentali per tutelare la propria sicurezza.

Accanto alla protezione legale, il sostegno psicologico svolge un ruolo decisivo. L'obiettivo non è soltanto alleviare i sintomi ma aiutare la vittima a recuperare il senso di controllo sulla propria vita. Attraverso un percorso terapeutico adeguato è possibile elaborare il trauma, ridurre l'ansia e ricostruire gradualmente la fiducia nelle proprie risorse.

«Curare una vittima di stalking significa aiutarla a riappropriarsi della propria libertà. Significa restituirle il diritto di uscire di casa senza paura, di usare il telefono senza angoscia, di vivere relazioni senza sentirsi costantemente minacciata», conclude la dottoressa Mariastella Giorlandino.

Lo stalking non è un problema privato che riguarda esclusivamente chi lo subisce. È una questione sociale che interroga tutti noi sul valore della libertà personale, del rispetto e della dignità umana. Combatterlo significa non soltanto perseguire chi commette il reato, ma anche costruire una cultura capace di riconoscere i segnali di pericolo, sostenere le vittime e contrastare ogni forma di controllo e sopraffazione.

La sensibilizzazione, l'educazione al rispetto delle relazioni e il rafforzamento delle reti di sostegno rappresentano strumenti indispensabili per contrastare il fenomeno. L'impegno di istituzioni, professionisti e realtà del terzo settore, come la Fondazione Artemisia ETS, contribuisce a costruire percorsi di protezione e recupero per chi vive l'esperienza della persecuzione e della paura.

Perché nessuno dovrebbe essere costretto a vivere nella paura. E perché la libertà di una persona non può mai diventare il terreno su cui qualcun altro esercita il proprio potere.

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