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“Guerra Finanziaria” di Angelo Paletta alla Pontificia Università della Santa Croce

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L’uscita dall’OPEC degli Emirati Arabi Uniti è un’ulteriore variabile che andrà a incidere sui mercati finanziari, già altamente volatili visto il perdurare del conflitto in medio-oriente. È una nuova componente che impatta sulla fase rialzista dei prezzi di petrolio e gas, avviata a causa del blocco navale nello stretto di Hormuz. Da tutto ciò ne consegue una crisi che sta gravando su famiglie e imprese e impone la necessità di una riflessione per definire una dottrina nazionale sulla guerra finanziaria e prepararsi così a fronteggiare le nuove minacce che si possono concretizzare in momenti di instabilità geopolitica, come quella attuale. Su questi temi, diversi esperti si sono confrontati in occasione del secondo incontro previsto nel ciclo di presentazione del nuovo libro di Angelo Paletta, “Guerra finanziaria. Il mercato vince sempre”, edito nel 2026 dalla EDUSC, university press della Pontificia Università della Santa Croce, sede dell’appuntamento odierno.

Il volume esamina la mutevole situazione internazionale, che impone l’obbligo di prepararsi a fronteggiare nuove minacce che non si presentano come tali. Costruito con una vasta bibliografia e un approccio scientifico, il testo analizza le dinamiche delle valute e i mercati finanziari e pone degli interrogativi: il dollaro sarà ancora la moneta di riferimento mondiale? Che effetti avranno i dazi e le sanzioni internazionali? Le compravendite dei titoli di Stato saranno eseguite solo da investitori e risparmiatori o ci potrebbero essere attacchi speculativi coperti da Stati ostili che distorcerebbero il libero mercato?

Guerra finanziaria e Sistema-Italia

È il primo volume italiano sul tema, che evidenzia la necessità di definire una dottrina nazionale sulla guerra finanziaria avente principi, criteri e linee operative. Chi assume decisioni deve possedere gli strumenti per misurare gli impatti su Stati, imprese, cittadini. Da anni, i media affrontano tematiche ricorrenti nella guerra finanziaria, che grava sulle vite di tutti: dalle sanzioni alla Russia fino ai dazi voluti da Donald Trump, dai BRICS e dallo SCO alla de-dollarizzazione del Sud-Globale, dal Golden power alle nuove rotte di navigazione, dalle speculazioni finanziarie alle riserve auree, dal decoupling al de-risking, dalle proxy-war fino alle infrastrutture critiche, dalle commodities alle terre rare, dai computer quantistici all’AI. In Francia è dal 1995 che ci sono leggi per la guerra economica e dal 1997 vi è persino l’Ecole de Guerre Economique.

L'Italia ha un debito di circa 3.100 miliardi di euro ed un PIL di oltre 2.200 miliardi di euro: ciò significa che il rapporto debito/PIL è tra i più elevati al mondo, ma nonostante tutto lo Stato italiano non possiede una propria dottrina consolidata sulla guerra finanziaria, carenza che la espone a rischi pericolosi. Tuttavia, il posizionamento occidentale del Sistema-Italia conserva grandi opportunità. La collocazione geografica dell’Italia la favorisce nelle relazioni con la Santa Sede dello statunitense Papa Leone XIV, con il Mediterraneo, il Medio Oriente e l’Africa sempre più sconvolti dalle guerre.

In “Guerra Finanziaria” la “Premessa” e il “Focus tecnico” sono stati redatti da Stefano Scalera, Direttore Generale del Ministero dell’Economia e delle Finanza ed attualmente Amministratore Delegato di INVIMIT SGR; l’Introduzione è a cura di Alberto Pagani, Presidente della Egeria Foundation c.p. e Professore universitario e per due legislature membro della Commissione Difesa della Camera dei Deputati e dell’Assemblea parlamentare NATO; il “Focus economico” è di Luca Del Monte, Capitano di Corvetta R.S. della Marina Militare e Capo del Dipartimento Commercializzazione della European Space Agency e di Franco Rossi, Tenente di Vascello R.S. della Marina Militare e socio dello studio legale internazionale WST.

“L’instabilità geopolitica è evidente e si acuirà. Per questo il Sistema-Paese Italia necessita di una dottrina nazionale sulla guerra finanziaria come hanno già fatto gli USA, Gran Bretagna, Francia, Germania e Israele nonché diversi Stati ostili. Serve un pensiero forte e condiviso da tutto il Parlamento, non solo dal Governo in carica. Questo vale specialmente per l'Italia che ha un debito di oltre 3.100 miliardi di euro e l'obbligo con la NATO di aumentare le spese per la difesa al 5% del PIL” ha commentato Angelo Paletta, aggiungendo che “la vera competizione si misurerà anche sui nuovi campi di battaglia che sono le infrastrutture critiche, i mercati finanziari, i sistemi bancari e di pagamento, i distretti industriali e le filiere logistiche, i centri di calcolo e di ricerca tecnologica, la ridotta burocrazia e la velocità di azione”.

Il cardinale Gerhard Ludwig Müller ha ricordato: “Le guerre ideologiche del Novecento non esistono più. Le guerre sono sempre più finanziarie. Papa Pio XII aiutò i cattolici e gli ebrei perseguitati e in fuga dalla Germania nazista e dai territori occupati. Ma soprattutto Papa Pacelli fece investire la Santa Sede per contrastare finanziariamente il regime nazista supportando gli Alleati impegnati nel conflitto bellico: per questi motivi bisogna rigettare l’accusa di tiepidezza che è stata falsamente attribuita a Papa Pio XII. Con modalità analoghe, negli Anni Ottanta del Novecento, San Papa Giovanni Paolo II fece investire la Santa Sede per aiutare finanziariamente i lavoratori scioperanti del sindacato polacco denominato “Solidarnosc”. L’azione di politica internazionale voluta da San Papa Wojtyla creò la prima vera frattura nel blocco comunista: non furono le bombe della NATO a rompere il Patto di Varsavia, ma furono il Vangelo e i soldi del Vaticano a portare una speranza di libertà nell’Europa orientale e nel resto del mondo assoggettati alla dittatura comunista”.

L’onorevole Federico Mollicone, presidente della VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati, ha sollevato un tema centrale per il futuro economico del Paese, richiamando le analisi contenute nel saggio di Angelo Paletta. “Secondo stime di alti dirigenti del Ministero della Cultura – dichiara Mollicone – il patrimonio culturale statale italiano ha un valore potenziale non inferiore ai 1.770 miliardi di euro. Si tratta di una cifra imponente, che rappresenta una quota rilevante del nostro PIL e che, rapportata al debito pubblico nazionale, ne coprirebbe teoricamente oltre il 54%. Tutto ciò senza considerare l'immenso valore dei beni appartenenti agli enti locali e territoriali”. “Non stiamo parlando di finanza creativa – prosegue il Presidente – ma di una necessaria operazione di trasparenza e modernizzazione della contabilità pubblica: iscrivere a bilancio asset esistenti, mappati e inventariati, che oggi risultano finanziariamente ‘invisibili’. In un contesto globale dove la solidità di una nazione si misura sulla totalità del suo patrimonio, l’Italia non può più permettersi di ignorare la propria ricchezza non finanziaria”. “Rafforzare lo stato patrimoniale della Nazione attraverso la contabilizzazione dei beni culturali avrebbe un impatto immediato e tangibile sul nostro rating e sulla percezione di solvibilità sui mercati internazionali. Questo non significa mettere a rischio l’indisponibilità del bene, che resta tutelato e inalienabile per Costituzione, ma al contrario proteggerlo: un Paese con un rating più alto e una minore spesa per interessi sul debito è un Paese che ha più risorse per investire proprio nella tutela e nella valorizzazione del suo patrimonio. Di fronte alle sfide geopolitiche attuali, che richiedono un incremento degli impegni per la difesa e la sicurezza in ambito NATO, diventa fondamentale far emergere il valore reale dell’Italia per liberare il potenziale economico necessario alla crescita e alla conservazione della nostra identità”.

Stefano Scalera, amministratore delegato di INVIMIT SGR, ha osservato: “Dal 2021 ho condiviso con Angelo Paletta le linee progettuali e metodologiche di questo studio per l’elaborazione di una dottrina nazionale sulla guerra finanziaria, che lui aveva già iniziato nel 2016 con la pubblicazione di un articolo su Informazioni della Difesa, rivista ufficiale dello Stato Maggiore della Difesa. Questo suo libro è un contributo culturale al Sistema-Paese Italia, che dovrà affrontare anni particolarmente complessi. Le sfide sono inedite e probabilmente incideranno non solo sugli assetti geopolitici internazionali, ma anche sull’attuale fisionomia della società civile italiana, europea e occidentale”.

Ranieri Razzante, professore di cybercrime e homeland security all’Università di Perugia, ha affermato: “La chiusura dello Stretto di Hormuz è un atto di guerra finanziaria che genera effetti diretti e indiretti sulle vite di tutti, dagli Stati alle imprese, fino ai singoli cittadini. Tra le tecniche di guerra finanziaria ci sono indubbiamente lo spionaggio industriale e i cyber attacchi, per impadronirsi di dati e brevetti, oltre ovviamente al cyberlaundering: tali attacchi sono all’ordine del giorno e costituiscono un vero e proprio sistema contro il quale l’Italia deve difendersi in modo sempre più efficace. Il libro di Angelo Paletta spiega la necessità per l’Italia di strutturarsi a livello normativo come gli altri Stati del G7, che hanno costruito strategie nazionali sulla guerra finanziaria”.

Bernardino Quattrociocchi, professore ordinario di management all’Università degli Studi La Sapienza e vicepresidente di Banca Popolare del Lazio, sostiene che: “Condivido l'intuizione di Angelo Paletta nella più ampia prospettiva di una dottrina italiana sulla guerra finanziaria, dove si possono considerare dei piani di azione finalizzati alla maggiore penetrazione in Africa del Sistema-Paese Italia. Nei 54 Stati dell’Africa, le Borse valori sono 25, tra cui vi sono mercati operativi ed altri in via di attivazione. Tuttavia, solo 5 sono i mercati finanziari più grandi e meno illiquidi. Ad oggi, nel Continente africano, non esiste ancora una Borsa valori specializzata per supportare le PMI e le microimprese africane. Un gap di mercato che può diventare una grande opportunità geopolitica per l’Italia impegnata con il Piano Mattei. Lo sviluppo di istituzioni finanziarie sono alla base di uno sviluppo economico e di una emancipazione sociale necessaria in questo momento di forti tensioni migratorie”.

Il Gen. C.A. Luciano Carta, già presidente di Leonardo SPA e direttore dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna (AISE), ha dichiarato: “Sono cambiate le modalità di pianificare ed eseguire una guerra, perché i limiti tradizionali sono stati superati. I prodotti e i servizi dual-use ne sono una testimonianza concreta. Le operazioni di finanza speculativa contro il debito pubblico di uno Stato, favorite dall’interconnessione dei mercati finanziari, talvolta potrebbero consentire di infliggere più danni ad una nazione che con l’intervento di divisioni corazzate, stormi aerei e flotte navali. Infatti, l’intervento militare è sempre possibile ma è più residuale, mentre sono più frequenti le operazioni di attacco verso le aziende strategiche per insidiare l'autonomia energetica, alimentare e industriale di uno Stato, tutti elementi che il libro di Angelo Paletta analizza in modo utile per il Sistema-Italia”.

Piero Cucunato, consigliere di amministrazione del Fondo Italiano di Investimento SGR, ha sottolineato: “Il volume di Angelo Paletta focalizza la necessità di un maggiore coordinamento tra tutti gli intermediari finanziari del Sistema-Paese per fare aggregare budget maggiori sulle operazioni di investimento necessarie a rendere più autonoma l’Italia. È chiaro a tutti che le procedure burocratiche a livello nazionale, regionale e comunale necessitano di un forte snellimento per favorire l’attrazione degli investimenti privati che oggigiorno sono frenati dall’incertezza dei tempi di approvazione. Consiglio la lettura del libro Guerra Finanziaria a chi voglia capire come rafforzare l’Italia a livello bancario, finanziario e industriale per rendere più competitive le aziende italiane”.

Marcella Caradonna, presidente nazionale dei professionisti esperti di impresa (ANPEI), ha ricordato: “Il libro di Angelo Paletta ha un approccio scientifico e cita statistiche, dati e fatti storici ben precisi dando loro una prospettiva nuova. È uno studio che è utile per rendere più competitivo il Sistema-Italia nel mutato e caotico contesto internazionale”.

Valerio De Luca, presidente della Fondazione AISES ETS, ha affermato: “Le guerre economico finanziarie non sono un’invenzione recente. Lo storico e stratega greco Tucidide raccontò la guerra tra Atene e Sparta, tenutasi negli anni nel V secolo avanti Cristo. Nel XIX secolo la Gran Bretagna sconfisse la Francia napoleonica anche perché reagì alla misura sanzionatoria del Blocco Continentale francese con soluzioni tattiche inedite, ibride e asimmetriche, grande parte delle quali di tipo finanziario e commerciale. Ho molto apprezzato il libro di Angelo Paletta perché stimola la riflessione sulla necessità per l'Italia di dotarsi di una dottrina nazionale sulla guerra finanziaria per affrontare con maggiori speranze di successo le difficili sfide che si profilano all'orizzonte”.

Alberto Pagani, presidente della Fondazione Egeria c.p. e professore di geopolitica e geostrategia all’Università di Bologna, già deputato e membro della IV Commissione Difesa e dell’Assemblea parlamentare NATO, ha affermato: “Il volume Guerra Finanziaria scritto da Angelo Paletta rappresenta una reale novità nel dibattito pubblico perché evidenzia la non procrastinabile necessità dell’Italia di dotarsi di una dottrina italiana sulla guerra finanziaria, dove vengano stabiliti principi, criteri e linee operative”.

 

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