Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Sanremo 2024, Alessandro Morelli: "Fuori la politica dal Festival"

  • a
  • a
  • a

«L'impegno del Governo per accogliere le istanze della categoria degli agricoltori è sempre stato massimo», dice Alessandro Morelli, senatore della Lega e Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. «Da parte nostra non è mai venuta meno la vicinanza agli agricoltori in questi 16 mesi e le misure annunciate oggi lo dimostrano».

La mobilitazione continua ma un primo risultato, che sembrava lontanissimo solo pochi giorni fa, è stato raggiunto. Non a caso, dei “trattori” si è parlato anche sul palco del Teatro Ariston.

«Ma in quel momento un'attenzione maggiore non sarebbe stata sgradita. Anzi. Si tratta di un argomento veramente molto popolare, di reale interesse per tutta l'opinione pubblica, un tema di unità nazionale, non divisivo. Perché tutti siamo stati concordi nella battaglia dei trattori contro le imposizioni dell'Unione Europea rispetto alle esigenze dell'agricoltura».

Altre esternazioni che hanno trovato ospitalità sul palco di Sanremo però hanno diviso l'opinione pubblica.

«Quello è il Festival della canzone italiana ed è vergognoso che venga utilizzato e sfruttato da chi dovrebbe solo cantare e invece fa altro: fa della propaganda politica. Gli artisti dovrebbero salire sul palco, fare la loro bella esibizione e andarsene. Faccio notare che oggi non parliamo delle canzoni ma delle posizioni politiche estremiste di alcuni cantanti, quelli che hanno scambiato il palco dell'Ariston con un Circolo Arci qualunque».

Secondo lei era auspicabile un intervento che limitasse determinate dichiarazioni?
«Capisco perfettamente, essendo giornalista, che è complicato in diretta: non si possono bloccare le persone e impedire loro di parlare. Detto questo non va mai sottovalutata la responsabilità sociale da parte di chi sale su quel palco e che ne sfrutta la visibilità. Sarebbe utile, a questo punto, pensare a una sorta di Daspo per chi utilizza quel palco per fini diversi da quelli della musica. Un artista lì fa musica, non fa politica».

Ma pensa ad una squalifica immediata?
«Penso alle prossime edizioni. E non penso solo al Festival di Sanremo. Secondo me chi fa politica utilizzando il palcoscenico Rai deve stare fuori dalla Rai per un periodo di “limbo”. La soluzione è un Daspo per chi utilizza il palcoscenico Rai impropriamente. La televisione pubblica, per cui tutti gli italiani pagano il canone, non deve alimentare la propaganda di alcuni presunti artisti che, se vogliono far politica, possono andare sul palco del Concertone del 1° Maggio che è notoriamente un palco politico. Se vogliono far politica utilizzando il bene pubblico, perché la Rai è un bene pubblico, l’azienda deve fare determinate scelte».

Li escluderebbe anche dai talk show?
«Assolutamente no, ma a quel punto bisogna essere in grado di starci, non lanciare slogan senza possibilità di contraddittorio di fronte a un pubblico di circa 15 milioni di italiani. Quanto abbiamo visto è stato vergognoso».

Geolier, vincitore "del popolo", ha smentito che esista una sorta di razzismo nei confronti dei napoletani. Fiorello al contrario ha detto che è sempre esistito un pregiudizio, anche nello sport. Lei dove si colloca?
«Con una battuta, da milanese e interista sono ben più contento che abbia vinto il campionato il Napoli rispetto alla Juventus».

Al di là di tutte le polemiche lei quale canzone del Festival ha apprezzato di più?
«Mi è piaciuta molto Loredana Bertè. Io sono un “rocchettaro” alla vecchia maniera e quindi  preferisco quel genere. Poi anche il testo è un veramente illuminato, parla delle donne in modo intelligente e non ideologico. Più di tutto ho apprezzato la serata delle cover e dei duetti e non solo perché la maggior parte delle canzoni le conoscevo già tutte.. Mi permetto di dare un suggerimento a chi la Tv la fa, ma da telespettatore e non da politico: è un format che sarebbe da utilizzare a prescindere dal Festival».

Dai blog