L’attuale legge sulle adozioni dei figli maggiorenni non tiene conto della questione dei figli nati successivamente all’adozione del maggiorenne. A intervenire sul tema della successione per i maggiorenni adottati è l'avvocato Gian Ettore Gassani, presidente dell'Ami (Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani) che all'AdnKronos spiega: “È un’adozione sostanzialmente finalizzata alla conservazione del cognome e alla trasmissione del patrimonio. Ci sono stati casi in cui dopo l’adozione di un maggiorenne il figlio minorenne sia stato spiazzato e non abbia potuto beneficiare di quei diritti che la filiazione naturale concede, pertanto è giusto e auspicabile che il legislatore possa prevedere la revoca dell’adozione del maggiorenne in caso di nascita di figli naturali della coppia o del singolo. Ovviamente si può anche prevedere una riduzione dei diritti del figlio maggiorenne adottato o addirittura la revoca dell’adozione, che attualmente non è possibile se non nei casi previsti dalla legge”.
Una questione già sollevata dalla giurista Alessandra Gatto, esperta in diritto di famiglia, che per Giuffrè editore ha realizzato la pubblicazione 'La sopravvenienza di figli successivamente al passaggio in giudicato della sentenza di adozione di persona maggiorenne - Tutela del superiore interesse dei minori sopravvenuti e prospettive di riforma".
“Peraltro si pone anche un’altra questione - evidenzia all'AdnKronos Gassani - che non è necessariamente legata alla questione dei figli maggiorenni adottati: quella delle adozioni internazionali che stanno diminuendo in maniera vertiginosa, e soprattutto sui loro relativi costi per cui oggi le adozioni internazionali sono fondamentalmente un istituto per ricchi quando invece dovrebbero essere garantite a tutti, gratuitamente, perché dare amore significa anche essere aiutati”, conclude il presidente dell'Ami.
Non sottovalutare legame fra adottante e adottato
Anche Carla Garlatti, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, commenta con l'AdnKrons le osservazioni della giurista Alessandra Gatto: “Sarebbe opportuno - spiega - che il legislatore intervenisse stabilendo che la revocazione dell’adozione del maggiorenne, quando sopravviene un figlio e si pone così la necessità di tutelarlo dal punto di vista patrimoniale, non sia di diritto ma rimessa alla decisione dell’adottante”, perché “l’aspetto affettivo” fra adottante e figlio maggiorenne adottato “non va sottovalutato”.
Garlatti è un'esperta in diritto di famiglia e, in una pubblicazione di qualche anno fa. ha definito "auspicabile" una riforma della disciplina dell'adozione di maggiori di età che garantisca il superiore interesse dei figli minori sopravvenuti. Nel suo saggio (“La sopravvenienza di figli successivamente al passaggio in giudicato della sentenza di adozione di persona maggiorenne - Tutela del superiore interesse dei minori sopravvenuti e prospettive di riforma”) la giurista Gatto pone l’accento sull’esigenza di colmare il vuoto legislativo a tutela dei figli minori dell'adottante nati dopo l’adozione di maggiorenne, suggerendo, dunque, “una riforma per tutelare l’interesse dei figli sopravvenuti".
Secondo il presidente dell'Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani Gassani “ci sono stati casi in cui dopo l’adozione di un maggiorenne, il figlio minorenne sia stato spiazzato e non abbia potuto beneficiare di quei diritti che la filiazione naturale concede”, ritenendo, dunque, auspicabile che “il legislatore possa prevedere la revoca dell’adozione del maggiorenne in caso di nascita di figli naturali della coppia o del singolo, che attualmente non è possibile se non nei casi previsti dalla legge” o “una riduzione dei diritti del figlio maggiorenne adottato”.
“Premesso che il tema potrebbe non riguardare un minorenne – spiega Garlatti - nel senso che il problema si pone nel momento del decesso dell’adottante e il figlio sopravvenuto potrebbe essere nel frattempo diventato maggiorenne, va comunque sottolineato che in seguito a un intervento della Corte Costituzionale del 2004 è consentita l’adozione dei figli maggiorenni anche se sono presenti altri figli biologici dell’adottante. Detto ciò, il problema posto dalla giurista Gatto e dall’avvocato Gassani è cosa succede se dopo l’adozione sopravviene un figlio e se questo figlio è danneggiato, sotto il profilo economico, dalla presenza di un fratello adottivo che magari non sarebbe stato adottato se l’adottante avesse saputo di poter avere un figlio”.
“Ecco - sottolinea l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza - su questo punto io inviterei a riflettere, nel senso che chi adotta una persona pensando di lasciare tutto il suo patrimonio al maggiorenne adottato, ha comunque instaurato con questa persona un legame solido che penso sia forte anche dal punto di vista affettivo, altrimenti non avrebbe individuato quella persona. E allora mi chiedo: siamo proprio sicuri che in presenza di un figlio biologico questo legame si debba risolvere? A me piace di più la soluzione dell’avvocato Gassani, che propone di introdurre una nuova forma di revocazione, ma una revocazione a mio avviso non automatica, non di diritto, ma che sia rimessa alla scelta dell’adottante. Il quale adottante potrebbe ritenere che comunque sia giusto che anche la persona che inizialmente lui aveva individuato riceva parte del suo patrimonio”.
E osserva ancora Garlatti: “Questa riflessione mi nasce dal fatto che secondo me stiamo vivendo un’epoca in cui la famiglia si sta modificando molto e i legami affettivi stanno avendo un’importanza sempre maggiore, sempre più forte rispetto ai legami meramente biologici o giuridici. Quindi io non li annullerei del tutto. Poi, se guardiamo il punto di vista del figlio sopravvenuto che resterebbe ‘spiazzato’, occorre però osservare che questi si potrebbe trovare ad avere un fratello con il quale magari ha instaurato un legame e che, quindi, diventa un valore aggiunto. Ragion per cui non prevederei in questi casi nessun tipo di automatismo ma consentirei all’adottante di operare lui una scelta, di decidere se revocare questa adozione fatta per delle ragioni che sono venute meno o lasciarle invece vivere proprio perché ci sono dei legami affettivi che vanno al di là degli interessi patrimoniali”.
“Io, dunque – prosegue Garlatti -, chiamerei il legislatore a prendere in considerazione questa fattispecie, al momento non presa in considerazione, tenendo però presente che ci sono dei legami affettivi che possono andare al di là del mero interesse economico e che questi legami affettivi possono riguardare sia il nuovo nato, dunque il figlio che sopravviene, sia lo stesso adottante, il quale magari anche in presenza di un figlio suo avrebbe comunque effettuato l’adozione. Non per niente, come dicevo, la Corte Costituzionale nel 2004 è intervenuta consentendo l’adozione anche a chi ha già dei figli, dunque è un’ipotesi non del tutto assurda o astratta”.
“E allora - aggiunge - dovrebbe essere l’adottante stesso a poter scegliere se revocare quella adozione o mantenerla in vita perché ritiene che comunque ci sia un legame affettivo con questa persona che va al di là del legame economico. Certo, il nuovo figlio può dire di essere svantaggiato economicamente, però i figli sono tutti uguali, altrimenti sarebbe come dire che chi non è figlio unico è sempre svantaggiato. Mi sembra un po’ eccessivo”. “In definitiva, dunque – conclude Garlatti - la revocazione dell’adozione del maggiorenne non dovrebbe essere di diritto ma rimessa alla decisione di chi quell’adozione ha fatto, perché non sottovaluterei l’aspetto affettivo che può avere una valenza altrettanto forte quanto quella patrimoniale”.
