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Addio a Luciano Prioletta, è morto lo storico fotoreporter molisano

Campobasso e il giornalismo molisano piangono la scomparsa di Luciano Prioletta, storico fotoreporter della città che con i suoi scatti ha raccontato la vita del capoluogo molisano e della regione prima con una lunga collaborazione dalle pagine dell’edizione molisana del quotidiano “Il Tempo”, poi da “Nuovo Molise” e il “Quotidiano del Molise” e infine dal sito online “Molise Tabloid”, da lui fondato insieme con Andrea Baranello e di cui era stato direttore. Prioletta si è spento l’altra notte nella residenza “Samnium” a Vinchiaturo, dopo una lunga malattia: avrebbe compiuto 61 anni in aprile. 

Oggi si sono svolti i funerali nella Chiesa San Giovanni Battista al cimitero di Campobasso. Il cordoglio dell’Ordine dei Giornalisti del Molise, dei colleghi, e dei cittadini di Campobasso, dove Luciano era molto conosciuto e dove aveva iniziato la sua carriera, lui che era nativo di Frosolone. 

IL RICORDO DI AMICI E COLLEGHI

Prioletta era un mastino della notizia, sempre a caccia di scoop, un fotografo di “strada” che viveva sulla strada, e la sua faccia da eterno ragazzo scarmigliato non passava inosservata quando appostato dietro all’obiettivo aspettava per ore di immortalare l’attimo giusto (o di strappare una notizia alle sue fonti), e sempre con la stessa caparbia volontà di farcela, sia  che si trovasse appostato davanti a palazzo di Giustizia di Campobasso o alla Questura in via Tiberio e al Comando Carabinieri di corso Mazzini, così come a bordo campo durante una partita di calcio. 

Sotto il profilo umano poi era uno di una razza in via di estinzione, così lo descrivono quanti lo hanno conosciuto: un burbero benefico senza peli sulla lingua che non nascondeva simpatie e antipatie, ma che non faceva mai mancare l’aiuto a nessuno sempre e comunque. Era schietto, leale, amava la famiglia, e per i suoi genitori è stato un punto di riferimento.

Mancherà ai fratelli, cognate, nipoti, amici e colleghi. Indelebili nel cuore di quanti lo hanno apprezzato la sua inconfondibile risata, le battute al vetriolo, il suo sembrare un eterno ragazzo, e la sofferenza nascosta, che però si vedeva. Rattrista la sua prematura fine, ancora più il rovescio di fortuna, la malattia, l’ultimo anno itinerante in tre strutture, prima a Talese, poi a Toro e infine Vinchiaturo, dove è partito per un altro viaggio, che gli sia più lieve. 

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